L’ultimate professionistico non esiste, per ora… parte 1

Uno sguardo d’insieme al mondo delle leghe professionistiche negli Stati Uniti, dalla nascita ai giorni nostri, e un confronto con la realtà europea.

Questo articolo è il primo di una serie divisa in 3 parti che usciranno nei prossimi giorni.

A chi è appassionato di Ultimate Frisbee sarà capitato sicuramente di imbattersi in video di highlights come questo, in cui, oltre alle emozionanti azioni spettacolari, si vedono stadi gremiti di tifosi, campi più grandi del solito e arbitri come nella maggior parte degli altri sport di squadra.

Si tratta delle leghe professionistiche nate da qualche anno in America, o meglio semi-professionistiche, un esperimento a metà tra ultimate e business che sta modificando la storia del nostro sport, ma andiamo con ordine.

La prima lega nata nel mondo dell’Ultimate è la AUDL, acronimo di American Ultimate Disc League (Frisbee è un marchio registrato dalla Wham-O ditta di giocattoli, per cui non utilizzabile legalmente). La prima stagione si è giocata nel 2012, anno in cui la lega era composta da 8 squadre divise in Eastern e Western Conference, secondo la provenienza geografica. Dopo la chiusura della prima stagione, vinta dalla franchigia (squadra) di Philadelphia, i Philadelphia Spinners, il proprietario degli stessi Spinners si trovò in disaccordo con la gestione della lega. Decise perciò nell’autunno stesso di fondare la MLU (Major League Ultimate) che partì con la sua prima stagione nel 2013 e ha chiuso i battenti nello scorso dicembre, dopo 4 stagioni. [Daremo un’occhiata alla MLU, al perchè della sua nascita, evoluzione e ‘morte’ nella seconda parte]

Queste leghe, il cui obiettivo è quello di professionalizzare lo sport dell’ultimate, si basano fondamentalmente su un modello economico-imprenditoriale, che si avvicina a quello degli altri sport professionistici americani come la NFL per il football, la NBA per il basket, la MLB per il baseball etc… Le squadre vengono appunto acquistate da imprenditori che le comprano sia per interesse verso il nostro sport, sia come investimento economico, sperando nella proliferazione della lega e quindi nella possibilità di creare un guadagno tramite fan e sponsor. I giocatori non ricevono veri e propri stipendi con cui possono mantenersi, ma la franchigia fornisce loro vari benefit, come le trasferte pagate, il supporto medico, lo staff tecnico etc… Ecco perchè si parla di ultimate semi-professionistico.

Questo modello però, richiede che la lega o le squadre stesse abbiano delle entrate che provengono da sponsor, pubblicità, biglietti dei fans, vendita di magliette e accessori e simili. Ecco perchè le leghe hanno pensato di modificare le regole dell’ultimate giocato dai club, al fine di aumentare la visibilità dello sport e la sua guardabilità, puntando su un pubblico al di fuori della comunità di giocatori o ex giocatori, che quindi richiede giocate spettacolari, poche interruzioni durante la fase giocata e regole chiare e fruibili anche dai meno esperti. L’obbiettivo finale è sicuramente quello di rendere lo sport godibile anche in televisione e creare interesse nelle emittenti televisive.

Ecco allora che a differenza dell’Ultimate che si gioca in Italia e nel resto del mondo, dai tornei interscolastici alle competizioni internazionali più prestigiose, che seguono il regolamento della WFDF (World Flying Disc Federation), la AUDL ha un regolamento un po’ particolare, che secondo alcuni stravolge addirittura lo svolgimento del gioco, nonché i valori del nostro sport.

Innanzitutto il campo è molto più grande: non tanto in lunghezza (110m contro 100, +10%), ma quanto in larghezza (49m contro 37, +32%), facendo coincidere le misure del campo di AUDL con quelle del campo da football americano. E vediamo infatti che le partite sono spesso giocate nei piccoli stadi di football delle high-school americane. Altra differenza è che le partite non sono ‘a punti’, ma a tempo, esistono infatti 4 quarti da 12 minuti, è possibile raddoppiare il lanciatore (double-team), i falli comportano una penalità in termini di posizione sul campo e il lanciatore non ha 10 secondi per lanciare, ma solo 7. Ma soprattutto tutte queste cose non sono regolate dagli stessi giocatori in campo o aiutati da observer, ma esistono gli arbitri!

Questa ultima modifica in particolare ha generato molte discussioni, creando una sorta di lotta tra la AUDL e la federazione americana (USA Ultimate), su come si dovrebbe promuovere l’ultimate nel futuro. Ovviamente ci sono conflitti di calendario e di valori, come è ovvio che sia tra una federazione (no profit) che fa espansione e reinveste gli utili per la diffusione e crescita dello sport e una organizzazione che dall’altra parte punta a creare un impero economico seppur cercando di rispettare la particolarità dell’ultimate.

Tornando a noi la stessa CUSB La Fotta di Bologna, che quest’anno andrà a giocare gli US Open, torneo prestigioso che si tiene ad Agosto negli Stati Uniti, ha ricevuto dalla federazione americana un invito a non partecipare ad amichevoli o showgame con franchigie di AUDL. A questo link potete dare un’occhiata alla dichiarazione di incompatibilità rilasciata da USAU in accordo con la WFDF.

Personalmente, seguo con interesse la AUDL, come un esperimento di quanto il nostro giovane sport possa veramente attrarre e incuriosire il mondo esterno, credo possa attirare molte personalità interessanti all’interno del nostro piccolo mondo. Ritengo però che specialmente dal punto di vista tecnico-tattico cambi sensibilmente la dinamica del gioco e non sono sicuro che il rinunciare ad alcuni valori che rendono speciale il frisbee sia la strada giusta per farsi conoscere. Spero che in futuro si possa creare un dialogo tra le due parti al fine di lavorare insieme per la crescita dell’ultimate.

Andrea Mastroianni
Andrea Mastroianni

Ci si può drogare di cose buone… E una di queste è certamente lo sport.