2. Afferra, afferra, afferra

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Alle ore 20:27 del 23 aprile 2005 viene registrato il primo account su un sito destinato a cambiare per sempre il concetto di condivisione di contenuti multimediali, specialmente video. Sto ovviamente parlando di YouTube e del primo storico filmato, “Me at the zoo”, realizzato dai fondatori della celeberrima piattaforma web. Dodici anni dopo, gli utenti che usufruiscono quotidianamente o quasi del sito sono quel miliarduccolo, un terzo – riferisce il centro stampa – di tutti gli utenti dell’Internet. Ma non è che sia poi stato tutto ‘sto successo.

Il 2005 è anche l’anno di uscita di Get Behind Me Satan, quinto album di Jack e Meg White, meglio conosciuti come White Stripes. Reduci dal successo di Elephant, i due fratelli diversi si ributtano su – canterebbe Battisti – batteria, contrabbasso, eccetera per registrare un disco decisamente diverso dai precedenti ma non per questo meno interessante. Per quanto mi riguarda, ho scoperto i  White Stripes proprio in quel periodo grazie ad Elephant e – confesso amaramente – ad uno dei brani in esso contenuto. Quale? Po-po-po-po-po-po! Po-po-po-po-po-po! Credo possa bastare. Ho letteralmente consumato quel CD, nel mio lettore portatile di compact disc, negli anni in cui, timidamente, cominciavano a farsi strada gli mp3 e i primi lettori da 128/256 Mb. Un vero peccato peraltro – tornando a Seven Nation Army – che un pezzo del genere – “coming from my bones” come canta Jack – sia stato associato ad una roba tanto becera e sopravvalutata come il calcio. Davvero non capisco cosa ci trovi la gente in uno sport in cui 22 uomini in calzoncini corrono dietro ad un pallone di cuoio. Io che ci ho giocato per 20 anni ancora non riesco a darmi delle risposte.

Ma stiamo andando fuori tema. Stavamo parlando di Get Behind Me Satan. Un album che – mi piace fantasticare – nasce dall’ultima traccia di Elephant, una canzone dal titolo striminzito (Well It’s True That We Love One Another), una ballata leggera leggera in cui Jack e Holly si amano ma non troppo e sono incapaci di impegnarsi seriamente (con Holly che vomita un pessimo “I love Jack White like a little brother”): nella schermaglia, Holly coinvolge una certa Meg la quale, a precisa domanda (“Meg do you think Jack really loves me?”) risponde “You know, I don’t care because Jack really bugs me”. Vale a dire, “Guarda, non so proprio come dirtelo, ma quel Jack mi fa veramente cagare”. La infastidisce, la secca, nel pensier le rinnova la noia. E allora Jack, forse risentito ma deciso a stupire e riconquistate l’empatia di Meg, “ormai stanco del solito Punk-Rock scrive la sua opera più stramba, quindi animata da pianoforte, marimba, chitarra classica e acustica” (Wikipedia). E non capirò una cippa di musica e sarò un visionario ma quali sono le prime parole del pezzo di apertura (Blue Orchid)? “You got a reaction”. Hai reagito ragazzo mio, adesso Holly non ti amerà più come un fratello minore ma come lo stallone che ha sempre desiderato. E, Meg, senti una roba…sucaaaaa! Una cosa del genere.

Ci interessa in particolare la traccia numero 10. Take, Take, Take è ufficialmente il primo pezzo che parla di frisbee senza saperlo.

I was sitting there in a comfortable chair
And that was all that I needed
Then my friend offered me a drink for us to share
And that was all that I needed
Well, then I felt at ease
But then I’m not too hard to please
I guess you couldn’t call me greedy
Then I was shocked to look up
And see rita hayworth there in a place so seedy
She walked into the bar with her long, red, curly hair
And that was all that I needed
And I said to my friend, “good god, we’re lucky men just to even see her”
Take, Take, Take
Take, Take, Take
Take, Take, Take

 And I could not resist, I just had to get close to her

And that was all that I needed
I walked and loomed around her table for a while
And that was all that I needed
Then I said, “i hate to bug you, ma’am, but can I have your autograph?”
And that was all that I needed
She pressed her lips against a white piece of paper
And that was all that I needed
Then I saw what she wrote, my heart is in my mouth
And that was all that I needed
Then she handed it to me, and I think that she could see
That that was all that I needed
I started to walk away but then I remembered ‘hey, I forgot to get a picture’
So I asked her one more time, “could I have another favor?”
That was all that I needed
She was kind and posed with me
Then I knew my friend would see my celebrity meeting

Take, Take, Take
Take, Take, Take
Take, Take, Take

She turned and said to me, “I need to go to sleep,”
And it seemed so mean
It’s almost as if she could not appreciate how cool I was being
She said, “good night” and walked away
And I didn’t know what to say
I just couldn’t believe it
Well, it’s just not fair
I want to get a piece of hair
That was all that I needed
Or maybe a kiss on the cheek
I wouldn’t wash it for a week
That would be all that I needed
But she didn’t even care
That I was even there
What a horrible feeling

Davvero incredibile la distanza tra il conscio e l’inconscio di Jack, mentre scriveva questa canzone. Ve la spiegherebbe meglio Sigismondo Freud, comunque è palese che mentre il Super Io vorrebbe giocare a frisbee, l’Es (o viceversa, chi sono io per dirlo?) fantastica su un ipotetico incontro con la divina Rita Hayworth “in a place so seedy”, in un posto tanto squallido quale è il cervello di Jack. In pratica è una canzone a due voci: l’Es descrive minuziosamente i particolari del sogno (o più probabilmente un trip post fumata), il Super Io interviene sporadicamente solo per dire “Afferra, afferra, afferra!”, riferendosi palesemente all’oggetto “di forma rotonda con i bordi sollevati, utilizzato negli sport all’aria aperta, atto ad essere lanciato a lunga distanza (il record attuale è di 263 metri), utilizzato per scopi ricreativi ma anche sportivi a livello agonistico”. C’è chi ha contestato questa interpretazione, sostenendo che il verbo solitamente utilizzato per indicare l’azione di afferrare qualcosa in volo è to catch. Ma stiamo parlando di un paio di imbecilli, gente pericolosa, sobillatori, che prima o poi verranno a dirci che la terra non è piatta.
In ogni caso, questo distacco, questo incredibile conflitto interiore ha portato Jack alla follia e al naturale, triste epilogo ovvero lo scioglimento della band. Senza aspettare che io potessi, almeno una volta, vederli dal vivo. Davvero poco carino da parte loro. Adesso capisco i sentimenti di Meg. Ma sono profumatamente pagato perciò dirò che Take, Take, Take è un bel pezzo, forse un po’ troppo lineare nel suo sviluppo, ciclico, senza grossi squilli. Eccezion fatta per il ritornello, che si stamperà nella vostra mente come una sorta di mantra, aiutandovi ad afferrare qualsiasi cosa che vola sul rettangolo verde, insetti e volatili compresi.
È tutto. Rimanete sintonizzati sull’URL di itadisc.it, un progetto che è già sulla bocca di tutti. Un herpes in pratica, di cui non vi libererete tanto facilmente.
Stretcho i muscoli e afferro il disco.
Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.