3. Vita da magazzino

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Correva l’anno 2010 e tutto sembrava perduto. Forse nessuno ci ha fatto caso, o forse a nessuno interessava, ma abbiamo sfiorato l’apocalisse. Innanzi tutto la mia fidanzata di allora mi lasciò. Due parole due, su di lei. Partendo dal presupposto che il tempo ha notevolmente annacquato i miei ricordi e i fatti di seguito descritti potrebbero essere frutto o quasi della mia immaginazione. Non starà qui a scrivere bella o non bella, de gustibus ecc. ecc. Ma pazza, questo si e pure un bel po’, lo posso dire. Da “Mi sono innamorata di te la prima volta che ti ho visto” a “Solo allora ho capito che ti amavo (dopo un annetto e mezzo e mezzo tradimento, nda)”; passando per “Non possiamo più stare insieme” e “Sposiamoci!”; finendo con “Hai degli amici di merda” e “Perché non esci mai con i tuoi amici?”. Erano tante le risposte che avrei potuto dare e non ho mai dato: all’ultima domanda sarebbe stato semplice replicare “Perché non sono Gianni Morandi”. Tanto per fare un esempio.

Ma il 2010 non è stato l’anno in cui il genere umano intero ha rischiato il collasso solo a causa della fine di una tormentata storia d’amore (in verità, a posteriori, una delle tre cose che metto sul personalissimo podio delle gioie della vita): fu soprattutto l’anno del Triplete. Per chi non avesse mai sentito parlare di un avvenimento del genere, riassumo: l’Inter, squadra di calcio che attualmente milita nel massimo campionato (la Serie A) di calcio, riuscì nell’impresa di vincere suddetto titolo, coppa nazionale (Coppa Italia) e Champions League, ovvero il massimo trofeo continentale. Che, per darvi un’idea, è come se, che so, il coyote di Will e il Coyote, eterno sfigato, catturasse Will, Bugs Bunny e Jerry Mouse (di Tom e Jerry) in un colpo solo. Se ne parlerebbe per anni e anni e il coyote in pratica vivrebbe di ricordi. Esattamente come fanno i tifosi dell’Inter da allora. E, a legittima difesa degli ex inafferrabili, è bene specificare che ognuno di loro è stato sorpreso in un momento particolare: Will e Bugs Bunny erano stati pesantemente penalizzati da una serie di decisioni discutibili mentre a Tom era stato negato un gol regolare. Ciò che comunque non sminuisce la portata dei trionfi. Ma sarete d’accordo con me che un fatto di tal genere rischierebbe di mettere in serie pericolo gli equilibri planetari. Cosa succederebbe se Lex Luthor sconfiggesse Superman? O Joker riuscisse a sbarazzarsi di Batman? O Donald Trump diventasse presidente degli uesei?

Vi rendete conto, adesso, del pericolo che abbiamo corso? Io si e lo sapevo anche allora. Per questo motivo cercai rifugio in una grotta fredda, in una cold cave, direbbero dall’altra parte dell’oceano ma anche un po’ più a nord, appena attraversato il Canale della Manica e poi subito a sinistra. E guarda un po’ – quando il caso dice la combinazione – Cold Cave è anche lo pseudonimo del poliedrico artista di cui vi voglio parlare oggi. Di uno dei suoi pezzi, in particolare:

Life Magazine.

Video agghiacciante per un pezzo molto interessante. Perché Wesley Heisold, vero nome del musicista da Virginia Beach, sperimenta un sacco e nel caso di Love Comes Close, l’album che contiene tra le altre anche la sopracitata, utilizza sintetizzatori vintage: il risultato è quello che sentite, molto anni ’80, orecchiabile ma con una discreta carica. Quello che forse ignorate, è il testo

I dig myself to the center of the earth
And then there was a hole (was a, was a, was a)
I crawl back and put a knock upon your door (door, door, door)
But there was no one (one, one, one ..)

I’m not going back
(I’m not going back, back, back, back ..)

I climb clouds to the bluest of the sky
And all i saw was air (was air, was air, was air)
I rain my love to the heads that breathe below (low, low, low)
But none of them cared (cared, cared, cared)

I’m not going back
(I’m not going back, back, back, back ..)

I dig myself to the center of the earth
And then there was a hole (was a, was a, was a)
I crawl back and put a knock upon your door (door, door, door)
But there was no one (one, one, one ..)

I’m not going back
(I’m not going back, back, back, back ..)

I’m not going back
I’m not going back
I’m not going back
I’m not going back
back, back, back …..

Isolerei soprattutto la seconda strofa e il ritornello. È un quadro suggestivo, in cui il protagonista della canzone scala le nuvole fino al blu dipinto di blu e tutto quello che vede è aria; quindi fa piovere il proprio affetto sulle teste degli ingrati là sotto i quali, inspiegabilmente, non se ne curano. Ho le lacrime agli occhi. Ditemi voi se non è quello che succede ad un giocatore di frisbee che non è in sintonia con i suoi compagni, con lo spogliatoio. Provate a negarlo. Dai! I suoi, sono sentimenti sinceri: si, magari si allena poco; magari poteva evitare di cagare nella borsa di tizio; magari poteva evitare di prendere in giro caio circa le ridotte dimensioni del suo membro; però, a suo modo, vuole bene a tutti. Non ricambiato. Tant’è che ha le idee molto chiare: dopo aver afferrato il disco, I’m not going back, non ha intenzione di tornare indietro, o meglio, di sotto. Rimarrà nell’azzurro più azzurro, triste, solo e finale, a ripensare che, probabilmente, non è stata una buona idea quella di pisciare sullo spazzolino del coach.

Mi resta solo da dire che dopo questo album, il ragazzo ha perso un po’ la trebisonda. Adesso fa tutta roba alquanto strana, molto “gloomy”, decisamente fuori dalle mie corde. Però continua a girare in lungo e in largo, dunque, piace. Era il terzo appuntamento. Mi scuso con i tifosi dell’Inter, quel che è fatto è fatto. Oltretutto di calcio non capisco niente, sono cose che ho sentito dire qua e là. Alla prossima, con un’altra canzone che parla di frisbee ma (ancora) non lo sa. A presto.

Stretcho i flessori e afferro il disco.

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.