4. L’occhio nel cielo

Cosa fanno due persone che hanno interessi in comune? Vanno in comune e si riprendono quegli interessi. Perchè, coi tempi che corrono, non ci si può fidare più di nessuno, neanche dei dipendenti statali, gente abituata ad andare ai mille all’ora, senza un momento di pausa e spesso alle prese con matasse difficilissime da sbrogliare. E che, per i motivi testé elencati, possono cadere in tentazione. Di rubare gli interessi. Come fanno certi broker o anche le banche, quando vai in rosso.

Cosa facevano Alan Parsons, Eric Woolfson, David Paton, Chris Rainbow, Lenny Zakatek, Elmer Gantry e Colin Blunstone nel 1982? Sicuramente ignoravano che ai primi di gennaio, in un piccolo paese della Terra chiamato Italia, nasceva una nuova rete televisiva privata, acquistata già alla fine dello stesso anno da un uomo che nel 2003 dirà a un deputato tedesco: “Signor Schulz in Italia c’è un produttore che sta preparando un film sui campi di concentramento nazisti. La proporrò per il ruolo di kapò”. Quella rete era Italia 1 e quell’uomo ha preso il 29,11% alle ultime elezioni politiche della storia tricolore, il 24 e 25 febbraio 2013. Ovverosia, oltre 10 milioni di voti tra gli aventi diritto. Per questa e altre ragioni forse, il diritto di voto andrebbe ripensato.

Ma a itadisc non interessa la politica, interessa il bel gioco, il disco che vola e le scopette che (in maniera del tutto ingiustificata) puliscono il ghiaccio. Ah no, quello è sempre il curling. Si parlava di quei mattacchioni di Parsons, Woolfson, Paton, Rainbow, Zakatek, Gantry e Blunstone: tutti membri degli Alan Parsons Project, un gruppo di gente poco raccomandabile (con quelle barbe e quei capelloni…) entrato nel mito grazie a…(lo devo dire io?)…Eye In The Sky. Un pezzo nato male, secondo il racconto di Parson: “Odiavo questa canzone quando abbiamo cominciato a registrarla. Ero pronto ad escluderla del tutto. Poi abbiamo trovato il ritmo ipnotico delle chitarre, ed è tutto andato a posto”. Lui detestava quella canzone mentre il gruppo detestava lui. Non sapremo mai infatti perché sei individui abbiano accettato di chiamarsi “Il progetto di Alan Parson”. E dire che almeno Rainbow (“Rainbow 7” sarebbe stato un nome perfetto) si sarebbe potuto ribellare. Forse una spiegazione c’è. Diamo un’occhiata al testo:

Don’t think sorry’s easily said
Don’t try turning tables instead
You’ve taken lots of chances before
But I ain’t gonna give any more
Don’t ask me
That’s how it goes
‘Cause part of me knows what you’re thinking…
Don’t say words you’re gonna regret
Don’t let the fire rush to your head
I’ve heard the accusation before
And I ain’t gonna take any more
Believe me
The sun in your eyes
Made some of the lies worth believing

CHORUS
I am the eye in the sky
Looking at you
I can read your mind
I am the maker of rules
Dealing with fools
I can cheat you blind
And I don’t need to see any more
To know that I can read your mind, I can read your mind

Don’t leave false illusions behind
Don’t cry ‘cause I ain’t changing my mind
Soo find another fool like before
‘Cause I ain’t gonna live anymore believing
Some of the lies while all of the signs are deceiving

CHORUS

Appare evidente che Parson stia cercando perdono: “non pensate che scusarsi sia cosa semplice”. Poi un invito al dialogo civile: “so cosa vi passa per la testa, non pronunciate parole di cui potreste pentirvi e non infuriatevi”. Paraculo. E pure presuntuoso: “sono l’occhio nel cielo, vi guardo, posso leggere nelle vostre teste, sono quello che fa le regole” fino a “vi frego ad occhi chiusi”. Si narra che Woolfson (voce, tastiere) abbia sopportato fino a “Don’t cry ‘cause I ain’t changing my mind”, ovvero “Non piangete, femminucce, perché non cambierò idea”: dopodiché avrebbe afferrato la tastiera gridando “Progetto sarà tua sorella!” e l’avrebbe fracassata sul faccione di Parson, per la gioia degli altri componenti della band, finalmente in sintonia. Parson, riprenderà i sensi, in mezzo alla strada, fradicio, senza alcuni organi, e con un paio di tasti neri ficcati su per il naso.

Il più grande misunderstanding nella storia della musica. Parson, ignorandolo, parlava di frisbee. L’occhio nel cielo è chiaramente il disco che si staglia alto, altissimo e per qualche decimo di secondo copre l’altro disco, quello solare, un eclisse artificiale di rara suggestione. È questa pupilla di plastica che detta le regole, che legge nel pensiero e che – con le sue imprevedibili traiettorie – può imbrogliarvi. È il vostro dio e voi i Suoi folli sudditi. Tenetelo bene a mente. E pur trattandosi di un pezzo un po’ palloso, tenetelo anche nella vostra playlist. Magari per il post-gara, quando vi siete coperti le pudenda – perché Lui comunque, continua a guardarvi -, mentre vi godete il meritato riposo.

È tutto, anche per questo appuntamento. Alla prossima.

Stretcho i muscoli e afferro il disco.

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.