Paganello: 20 edizioni nella storia di Antonio Cusmà Piccione

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Sembra ieri. Era il 1998, in tasca poche migliaia di lire e uno StarTAC motorola, i pomeriggi spiaggiato al Parco Sempione per cercare di battere la depressione cittadina, una fidanzata napoletana e il fastidio dell’università come oscuro nemico da battere, ogni esame un round. E io che andavo al pratone dei freestylers perché la si respirava un bel clima, mi dimenticavo di tutte le mie ansie, mi sentivo bene. Eppure io sapevo a malapena fare il “delay”, non osavo unirmi alle loro jam ma mi mettevo in un angolo a provare alcuni trick.
Il primo martedì dopo pasqua li vedo arrivare, giovani e bellissimi, colorati e spudorati nella loro strafottenza, un alone di energia li contornava e li sollevava dal suolo di alcuni cm.
“Ma dove eravate finiti raga? Sono giorni che non c’era nessuno, pensavo a una retata, tutto bene?”

Manuel Cesari

“Cazzo Anto, eravamo al Paganello, non puoi capire… un mega torneo di frisbee, con tanto di campioni americani, non sai quante cose abbiamo imparato in un weekend, e poi abbiamo partecipato e siamo arrivati secondi!!!”
Erano così carichi che in confronto Tony Montana in barella era un moderato, e così partono racconti memorabili di gesta eroiche e io che come un bambino di fronte ai racconti di guerra del nonno entro in una dimensione onirica e inizio a volare, fino a quando Jhonny tira fuori una foto in bianco e nero (non esistevano ancora le camere digitali, internet, Instagram e i social) e io rimango pietrificato: c’era lui bellissimo in volo che stava agguantando il frisbee in una presa plastica, la Bill come la chiamavano loro, la Barrel come la chiama tutto il resto del mondo.
Ed io che ho avuto una sola certezza, a me una cosa del genere non capiterà mai… e non era invidia, era stima, ammirazione e fede nel supremo.

E poi cosa succede? Non posso scrivere qua un romanzo quindi per sintesi:

2000: prima mia edizione al Paga, non da giocatore ma da protagonista con la mia banda di gitani, a dormire sotto i gazebo tra morbidi cani e piedi puzzolenti con la Lui che ci inseguiva e voleva cacciarci per questioni di decoro e il servizio del Tg2 che si apre con Ciccio “castagnaro” che suona il bongo di fianco ai campi da gioco… che smacco!!!!

2003: Primo mondiale Fpa in Italia, proprio a Rimini, da quel giorno nulla sarebbe più stato lo stesso. I campioni in spiaggia a giocare con noi principianti e a incoraggiarci, a darci fiducia nel futuro, uno di loro addirittura mi disse “pochi anni e vincerai i mondiali” pensavo avesse esagerato con l’alcool e invece…

Matteo Gaddoni

2004: Primo paga da competitor, look irripetibile e agitazione alle stelle, incrocio i Jammer che da lì a breve sarebbero diventati tra i più forti al mondo, Gaddoz, Sanna e Clay.

2006: Semifinali sotto al tendone, di sera, prima del party dell’ultimate, una cifra di pubblico e il mio compagno che al primo esercizio perde l’unghia… mi dico: non può andare così e allora divento un puma e le prendo tutte, mi carico e carico il pubblico che ci sostiene, ci ingloba e ci fa volare in finale.

2008: Grazie a una colla generale portiamo al paga Joe Hudoklin (il Gesù Cristo del freestyle) e mi faccio battezzare giocando un coop così disastroso che non ho mai più avuto il coraggio di riguardare.

2010: Edizione stupenda, Angela è incinta e inizia a giocare senza vergognarsi sulla pedana e io annuso l’odore di quella gioia che si trasformerà in famiglia.

2015: Una boccata di ossigeno ad un anno di merda, gioco il pair con il vero Messia, Fabio Sanna, e mi sento così bene come poche volte nella vita, inoltre nel coop con lo stesso e Fabio Nizzo facciamo una semifinale da brivido.

Andrea Meola

2017: L’edizione forse più bella di sempre, gioia pura, immerso tra le persone che amo, la mia famiglia, la mia crew milanese al gran completo con i nuovi giocatori che poi sono i vecchi amici di sempre che hanno deciso di incollarsi la fatidica fake nails e darci dentro. Una versione innovativa del torneo con la modalità “Battle” rubata alla cultura dei Bboy, io che come in un sogno arrivo alla sfida finale contro il guerriero dragone del frisbee, io che dimentico la paura e aggredisco come un cane randagio e me la gioco fino all’ultimo spinning perdendo con uno stile e con un flow che se avessi vinto non sarebbe mai stato lo stesso, con mia figlia ormai di 6 anni che con in mano un microfono mi sputtana al pubblico dicendo “Sapete che il mio papà è quasi andato in galera?”.

Non posso davvero pensare di essere riuscito, da quel lontano giorno del ’98, ad avere il coraggio e l’incoscienza di vivere tutto quello che è stato necessario per arrivare a scrivere questo resoconto. Dalla lira all’euro, dagli Interrail all’era dei social, governi imbarazzanti, governi caduti, governi illegittimi, da aule occupate ad aule professori, da cane sciolto pronto a tutto a padre amorevole pronto a tutto, da capellone a pelatino, da fattone ad atleta polivalente, da scansafatiche a organizzatore indefesso. In compenso la stessa macchina, la stessa compagna di vita, e la stessa religione frisbistica. E non ne ho ancora avuto abbastanza, forse il meglio deve ancora venire?????

(Foto di Danilo Ferroni)

Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...