Quando un disco mente

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Sapete perchè Dio ci ha fatto un solo mento? Perchè non poteva fare altrimenti. Freddura vecchia che però, come la famosa gallina, fa buon brodo. E pure utile ad addentrarci nell’argomento che vorrei affrontare oggi: i modi di dire. Essendo una lingua particolarmente antica, ricca e variegata, abbiamo un’infinità di locuzioni (anche dette espressioni idiomatiche) che utilizziamo quotidianamente per definire circostanze, stati d’animo, accadimenti, ecc. In particolare, ho sempre trovato molto curiosi quelli che hanno a che fare con le parole. Pensateci un po’: quante volte, per un qualche motivo, vi siete mangiati le parole? E quante volte, quelle o altre, ve le siete rimangiate? Magari togliendole di bocca a qualcun’altro, che ne aveva più bisogno di voi. Per scoprire, troppo tardi, che erano parole pesanti: nessuna sorpresa dunque, se poi, durante la notte, avete vomitato insulti. Le parole, talvolta, sono difficili da digerire.

C’è anche chi dice “quattro parole in croce”, uno sforzo notevole – provateci voi, con chiodi piantati nelle mani e nei piedi – ed encomiabile; chi se le spende neanche fossero monete per comprarsene una buona e poi passarla a qualche amico. Insomma, le parole come i modi di dire e come i modi di dire con le parole, vanno pesati, non ci si può fermare al significato letterale, la realtà va interpretata e bisogna – spesso, ahimé – diffidare. Ben, un mio compagno di studi, mentre tutti noi eravamo intenti a fare osservazioni dotte circa la natura chimica di una fritta ceramica, ne prese in mano un frammento e commentò semplicemente:

“Questo pezzo è giallo!”

Come a dire che, in taluni casi, le cose sono più immediate di quanto non appaiano. Anche se forse, nel caso specifico, Ben stava palesando tutta la propria ottusità. D’altra parte passò alla storia per quella volta in cui interruppe la lezione della prof di chimica per “Chiedere una domanda”. No, forse Ben non è l’esempio più calzante. Ne ho uno migliore: Moby. Pelatino, ginocchia a punta, sua madre organizza le feste, se lo cercate con Google vi sarà presentato come una compagnia di traghetti. Scherzi da algoritmi. Invece Richard Melville (adesso mi spiego Moby) Hall è proprio la star statunitense capace di pezzi elettronici quali In This World, New York, New York, Lift Me Up e tanti, tanti altri. La canzone che interessa a noi è del 2008, l’anno in cui sarà successo qualcosa a ciascuno di noi: si tratta di Disco Lies e di sicuro so soltanto che fa


You said you want me
That was just a lie
You said you love me
That was just a lie
All I wanted was someone
Who could keep me
Warm at night
You tried it baby
But it didn’t work
And now I know
This is gonna be the end
Oh, but you lied
You said you need me
That was just a lie
You said the truth
Once that was just a lie
All I needed was someone
Who could keep me
Warm at night
You tried it baby
But it didn’t work
And now I know
This is gonna be the end
Oh, but you lied
All I needed was someone
Who could keep me
Warm at night
You tried it baby
But it didn’t work
And now I know
This is gonna be the end
Oh, but you lied

Una donna bellissima le canta al suo ex, uno che faceva promesse senza mantenerle. Tutto quello che ella desiderava, era qualcuno che le tenesse caldo nelle fredde serata invernali: riconosce all’uomo di “averci provato” ma proprio non ha funzionato. Accusato di scarsa virilità, lui preferisce non replicare e chiudersi in un silenzio che dice tutto. Lei, al contrario, non si rimangia le parole e continua a ripetergli che le ha mentito. Partendo dal presupposto che il testo non deve averlo scritto Umberto Eco e il video non lo ha girato Wim Wenders, Moby strizza l’occhiolino alla disciplina a noi tanto cara: è un inno all’imprevidibilità del disco, cullato dalle correnti gravitazionali di Battiato; se ne frega delle attese, delle speranze dei giocatori lì sotto, li beffa e li fa sospirare. In una parola, mente. “Dicevi di volermi, di aver bisogno di me…”, singhiozza il ricevitore affranto. Ma non sarà la fine: ci saranno altri lanci e altri mille dischi da afferrare. Per un disco che cade, altri dieci sono già in volo. Questo era quello che Moby non voleva dire.

Era il nono appuntamento. Anche per questa settimana è davvero tutto molto confuso.

Stretcho i flessori e afferro una parola (che mi tiene sospeso perchè… è una parola forte).

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.