Italiani all’estero. Giacomo Tenaglia dalla Svizzera

E’ stato uno dei portatori di spicco della squadra bolognese Cusb La Fotta nei primi anni 2000: per voi, abbiamo intervistato Giacomo Tenaglia.

P: Quando hai iniziato a giocare e quali competizioni hai vinto?
G: Non diciamo l’anno di nascita ma è negli anni 80. Ho iniziato a giocare nel Cusb La Fotta a fine 1998, sotto la guida di Alessandro “Rufus” Massi, Simone “Toffi” Zoffoli, Michele “Berna” Bernardoni e gli altri “padri fondatori” bolognesi, che ringrazio. Sono stato convocato in Nazionale Italiana Open agli Europei del 2003 e del 2011 (a questi ultimi anche come co-allenatore), e ai Mondiali del 2004 e 2008. Ho vinto i campionati italiani Open col Cusb La Fotta nel 2005. Dopo l’espatrio ho continuato a giocare con club italiani, principalmente con Fano (Spaccamadoni e Croccali) con cui ho partecipato a tornei Mixed tra cui i WUCC 2014 vincendo la medaglia d’argento. Sono orgoglioso di essere stato uno dei primi allenatori del corso principianti del Cusb, che ha dato la luce ad alcuni dei giocatori più influenti del panorama bolognese ed italiano degli ultimi tempi, come ad esempio il Direttore di Itadisc.it!

P: Come mai ti sei trasferito nella vicina Svizzera?
G: Nell’agosto 2007 sono andato a vivere a Ginevra (Svizzera) seguendo Lindsay Crossland, giocatrice Cusb DDT e mia morosa dell’epoca che andava a fare uno stage di un anno. Nel frattempo ho trovato anch’io uno stage da informatico, che poi si è trasformato in lavoro, e così siamo rimasti. Ci siamo sposati e abbiamo due figli, Emma e Pietro, che purtroppo parlano francese e lanciano il tre-dita già meglio di me.

P: Hai continuato a giocare?
G: Ho continuato a giocare nei Wizards di Ginevra (e in parallelo un po’ con il Cusb La Fotta e un po’ con i Croccali di Fano). Ho fatto un paio di “pause paternità” e ripreso a giocare ed allenare a pieno ritmo i Wizards di Ginevra nel 2013. Ho giocato nella nazionale Master Svizzera agli Europei 2015 dove ho vinto una medaglia d’argento, e ai Mondiali 2016 dove siamo arrivati in quinta posizione senza purtroppo poter giocare i quarti di finale contro la Danimarca causa maltempo.

P: Parlaci un po’ del campionato svizzero.
G: Il campionato Open e Women è organizzato su due week-end tra Maggio e Giugno. La Women gioca tipicamente round robin, semifinali e finali.
La Open è divisa in serie A (8 squadre) e serie B (8-10 squadre). Non si gioca round-robin, ma dei pool in base al seeding: misti in serie B (1, 4, 5, 8 e 2, 3, 6, 7) ed elite-challenger in serie A (1, 2, 3, 4 e 5, 6, 7, 8). Dopo le 3-4 partite di pool play ci sono dei pre-quarti di crossover serie A e serie B e la fase ad eliminazione diretta con quarti, semifinali e finali.
Anche la Mixed si gioca su due week-end ma a Settembre, ed è divisa in serie A e serie B. Dall’anno scorso ho iniziato a gestire i campionati Mixed e ho cambiato il formato introducendo un round robin iniziale (con partite più corte) prima dei cross-over A/B e della fase ad eliminazione diretta.

P: Quali sono le principali differenze che hai trovato tra italia e svizzera?
G: Negli ultimi 10 anni in Italia c’è stata una “rivoluzione” nel mondo dell’ultimate: certificazione allenatori, programmi per scuole e junior, coordinamento a livello nazionale, con conseguente allargamento del bacino giocatori e crescita del livello. Lo stesso è avvenuto in Francia.
In Svizzera si è un po’ continuato lo sviluppo “alla vecchia maniera”, senza troppa organizzazione centralizzata. Ha continuato a funzionare dato che da un lato molte “leggende viventi” di grande talento tecnico/tattico (e con un’incredibile “etica del lavoro” riguardo al regime di allenamento) sono ancora in piena attività, e dall’altro perché la maggior parte delle squadre è concentrata intorno “triangolo magico” Berna – Zurigo – Basilea, e quindi lo sport si sviluppa molto in quella zona.
C’è però una grande disparità di livello che si riflette ad esempio nell’organizzazione della serie A in cui le squadre più forti hanno imposto una divisione ulteriore per evitare di dover dare noiose “piallate” e concentrarsi su partite più tirate. Il risultato è che se da un lato alcune squadre sono cresciute molto, le altre squadre più “periferiche” fanno più fatica. Il fatto che ci siano quattro zone linguistiche ufficiali non aiuta, come non aiuta il fatto di essere un paese piccolo (8 milioni di abitanti rispetto ai 10 della sola Lombardia, ai 60 dell’Italia e 66 della Francia) con quindi un bacino giocatori limitato.
Mi sembra che nell’ultimo periodo la federazione si stia rendendo conto che lo sviluppo della “base” sia il punto chiave e stia facendo dei passi in questa direzione: per esempio sembra che verrà organizzato un corso allenatori quest’autunno, che non era mai stato fatto prima.
Qui nella zona di Ginevra, dove gestisco la coordinazione tecnica, abbiamo deciso di muoverci un po’ in autonomia e stiamo iniziando a lavorare sul settore giovanile in modo più strutturato: dall’anno scorso abbiamo creato uno spazio di allenamento U20, alcuni dei quali sono stati selezionati nelle nazionali U20 Open e Women, e dal prossimo anno scolastico parteciperemo regolarmente ai programmi sportivi ufficiali delle scuole medie e superiori di tutto il cantone. Abbiamo un gruppo di allenatori in gamba che si sta investendo molto e i risultati in termini di numeri cominciano a vedersi.

Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...