Come ti afferro lo “sparone”

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La scorsa settimana abbiamo scherzato coi santi, una cosa che notoriamente non andrebbe fatta. Oggi vorrei concentrarmi su qualcosa di meno fantasioso della religione e ho perciò scovato un piccolo grande sito che risponde ad una delle domande che da sempre noi esseri umani ci facciamo. Ovvero:

Qual è l’ora della notte in cui ci si sveglia più frequentemente?

Millenni di studi, prove, ipotesi, controversie. La risposta era a portata di gugolata. Ed è (rullo di tamburi) “… la prossima volta che vi capita di svegliarvi nel cuore della notte, date un’occhiata all’orologio. È probabile che siano le 3:44”. Gli scienziati (a quanto pare dietro l’agognato verdetto ci sono dei veri studi) sfortunatamente non si sbilanciano sul perché questo particolare orario favorisca il risveglio. E allora, che cazzo di studio è? Avessero chiesto a me, avrei risposto 6:45. Perchè? Perchè è l’ora in cui solitamente punto la sveglia. Non è la motivazione del secolo ma è una motivazione.

A proposito di motivazioni. Parlando da ex pendolare, come giustifica i ritardi Trenitalia, nessuno mai. È impresa difficile, quasi impossibile, spiegare a passeggeri imbufaliti perché alcune linee accumulino atavicamente dai 5 ai 15 minuti di ritardo. Per questo motivo, nel tempo, gli annunci si sono via via evoluti fino a raggiungere vette assolute. Nella personale top five metto sicuramente:

1.”Ritardi nella preparazione del treno”. Mi tornano in mente i tempi in cui, ad agosto (in qualche caso anche prima) noi si tornava dalle vacanze per affrontare quella cosa contronatura che risponde al nome di “preparazione estiva”: due settimane, due volte al giorno, a temperature da forno crematorio, per mettere sufficiente “fieno in cascina” e arrivare con le pile cariche fino alla pausa invernale. Siccome era preceduta da un fisiologico periodo di inattività (e, in alcuni casi di “vitaccia” vera e propria), il rischio di acciacchi, infortuni, ecc. era molto alto. Perciò noi si faceva fatica ad entrare in forma e noi si parlava di “ritardi di preparazione”. La voce annuncia “Ritardi nella preparazione del treno”, io m’immagino un convoglio che è rientrato un po’ sovrappeso dalle folli vacanze trascorse ad Ibiza.

2. “Guasto al materiale rotabile”. Non capendoci un’acca di meccanica (il “non so distinguere un bullone da una brugola” di maxpezzaliana memoria) e di come siano costruiti i treni e gli impianti grazie al quale circolano, questa causa di ritardo mi gettava regolarmente nel panico. Poi, giusto ieri, un amico, lui sì ferrato sull’argomento poichè ingegnere meccanico, ha svelato l’enigma: la voce annuncia “Guasto al materiale rotabile”, io m’immagino le ruote del treno che, per una misteriosa legge fisica, si bucano a contatto con degli pneumatici, gettati sulle rotaie da qualche burlone.

3. “Traffico rallentato per investimento di animale di grossa taglia”. L’ultima volta che è successo, a precisa domanda di un passeggero al controllore, questi rispose che era stato investito un daino. Siccome, trascorsi 20 minuti, il treno non accennava a ripartire, il controllore rettificò la notizia spiegando che erano due i daini investiti: una specie di sacrificio, forse un ultimo ed estremo atto di amore, alla Romeo e Giulietta; o una bravata finita male (“Vuoi scommettere che mi butto sotto il treno?” – “Dai, no”). Fatto sta che il ritardo sfiorò l’ora. Contribuendo però a creare un’atmosfera di ilarità e complicità difficilmente osservabili in un contesto simile. La voce annuncia “Traffico rallentato per investimento di animale di grossa taglia”, io m’immagino un elefante che scappa da un circo e decide di andarsene a zonzo per la campagna di Castel San Pietro.

4. “Stiamo contattando la centrale operativa per conoscere il motivo della sosta”. Questo è un capolavoro, surreale che potrebbe avergliela scritta Breton. È come se uno che sta viaggiando in autostrada, sentisse improvvisamente un impellente bisogno di svuotare la vescica: dà un’occhiata ai cartelli, si ferma al primo autogrill e va in bagno. Risalito in automobile, chiama una figura autoritaria – che so, suo padre – e gli chiede: “Papà, sai dirmi perchè mi sono appena fermato in autogrill?”. Delle due, l’una: o lo vuole tirar scemo o ha dei seri problemi di arteriosclerosi. La voce annuncia “Stiamo contattando la centrale operativa per conoscere il motivo della sosta”, io m’immagino l’omino della centrale che risponde “Nun zo, forse dovevi piscià?”.

5. “Disagi a circolazione per caduta linea aerea”. Alla fine, la tensione tra Corea e Usa ha raggiunto il culmine e lo scontro è stato inevitabile. Missili di qua e di là e, sfortunatamente, uno di questi ha colpito un aereo, poi precipitato nel tratto tra Castel Bolognese e Faenza. Per la prima volta il pendolare, pur riconoscendo la tragedia, può idealmente appacificarsi con Trenitalia: l’ingente ritardo, in questo caso, è più che giustificato. La voce annuncia “Disagi a circolazione per caduta linea aerea”, io m’immagino un aereo della Ryanair che spazza via l’inutile stazione di Varignana.

Pazienza infinita e resistenza, fisica e mentale, degne di uno spartano: sono queste le caratteristiche di un pendolare italiano medio, un essere umano pronto a tutto. A prova di bomba o come cantava qualcuno a prova di proiettile. Correva l’anno 2008 e La Roux, un duo formato da Elly Jackson (voce) e Ben Langmaid (co-autore e produttore), se ne veniva fuori con un singolo subito protagonista di un successo planetario. Se vi dicessi “This time baby I’ll be bulletproof”? Esattamente, si tratta proprio di Bulletproof, brano di cui esistono varie versioni: quella che più si presta al presente contesto è sicuramente la remix, con atmosfere chiaramente anni ’80. Vi consiglio anche la versione “intimate” per i vostri momenti di solitudine. La canzone in ogni caso fa così:

Been there, done that, messed around
I’m having fun; don’t put me down
I’ll never let you sweep me off my feet

I won’t let you in again
The messages I’ve tried to send
My information’s just not going in

Burning bridges shore to shore
I’ll break away from something more
I’m not turned on to love until it’s cheap

Been there, done that, messed around
I’m having fun; don’t put me down
I’ll never let you sweep me off my feet

This time, baby, I’ll be
Bulletproof
This time, baby, I’ll be
Bulletproof

I won’t let you turn around
And tell me now I’m much too proud
To walk away from something when it’s dead

Do, do, do your dirty words
Come out to play when you are heard
There’s certain things that should be left unsaid

Tick, tick, tick, tick on the watch
And life’s too short for me to stop
Oh, baby, your time is running out

I won’t let you turn around
And tell me now I’m much too proud
All you do is fill me up with doubt

This time baby
I’ll be
Bulletproof
This time baby
I’ll be
Bulletproof

This time, baby, I’ll be
Bulletproof
This time, baby, I’ll be
Bulletproof

This time, baby, I’ll be
Bulletproof
This time, baby, I’ll be
Bulletproof

Ciò che non uccide fortifica, in parole misere. Come un pendolare, che ha sentito le scuse più improbabili, così la rossa Elly si sente invulnerabile. È anche la storia più vecchia del mondo, la convinzione cioè che non ci si innamorerà mai più e che non si soffrirà mai più per amore. Questo è ciò che traspare immediatamente, il fenomeno, per dirla alla Emanuele Kant. In questi mesi mi sono informato, ho persino assistito ad alcuni filmati in rete, ho cercato di entrare più in profondità nel mondo del disco che vola. E ho scoperto che esiste un tipo di lancio assai particolare: il disco vola veloce e perfettamente dritto, simile a un proiettile. Uno sparone, per dirla in gergo. Non mi vengono in mente prove più schiaccianti di questa: proiettile in inglese è appunto bullet, il noumeno dunque è proprio il frisbee. “Lancia più forte che puoi, questa volta sarò a prova di proiettile”, è il mantra del ricevitore diretto verso la endzone, allo scadere del tempo di gara (“Tick, tick, tick, tick on the watch”). Bulletproof è dunque, come appena dimostrato, un altro pezzo che parla di frisbee, senza saperlo (ma avendone comunque un vago sospetto).

È tutto, anche per questo tredicesimo appuntamento.

Stretcho i flessori e afferro la coincidenza.

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.