La dura legge della end zone

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Bologna, San Luca, sole sul tetto dei palazzi (non in costruzione), le foglie di qualche grande albero che, ogni tanto, si fanno cullare da un venticello assai gentile. E milioni di di cicale. Mentre le formiche, che infestano i sottovasi sul terrazzo, lavorano alacremente in vista dell’inverno. È un’estate torrida, questa bolognese. Viene voglia di mettere in valigia quattro stracci e partire per il mare. Dove, a giudicare dal delirio del venerdì su strade e autostrade della zona, ci saranno più o meno due miliardi di esseri umani.

Per chi, come me, odia il traffico e i Rolling Stones (non li odio affatto, è per amor di citazione), non esiste altra alternativa che mettersi il cuore in pace e prepararsi ad affrontare un weekend in città. È una scelta (?) che può apparire coraggiosa, controcorrente. In realtà nasce da un innato spirito di competizione, dal desiderio di voler superare i propri limiti. Uno sport estremo in pratica, come il bridge e il curling. Non ci credete? Ecco allora cinque idee, gli sport da praticare per ammazzare la noia e sopire l’invidia per chi sta al mare!

  1. Shoulder Burning. Questa disciplina consiste nel piazzarsi in un luogo molto soleggiato (sul terrazzo, in un parco, in Piazza Maggiore, ecc.), rigorosamente nelle ore più calde. Non vale utilizzare creme solari o altri infighettamenti moderni. Vince chi resiste di più anche se spesso chi resiste di più non può raccontarlo ai propri nipoti. Deve il proprio nome al fatto che le spalle, in caso di prolungata esposizione solare, sono le prime a ustionarsi.
  2. Toileting. Si chiama così perché “pulire il cesso dalla merda” non era carino. Prendete due guanti in lattice, una spugnetta e della candeggina e sfregate con tutte le forze che avete i vostri lavandino, doccia, bidet e compagnia ceramica. Alla fine avrete un bagno che riluce e penserete con tenerezza a quei poveretti che si godono un cocktail sulla spiaggia: che ne sanno loro della gioia di sedersi su una tazza disinfettata con le proprie mani?
  3. Kitchening. Erano mesi che volevate mettervi ai fornelli, avevate così tante ricette in testa che manco Sonia Peroniaci. È arrivata la vostra occasione: indossate il grembiulino e cominciate a tritare, mondare, affettare, soffriggere, impanare, montare a neve e quant’altro. Vince chi riesce a riempire un frigo da 600 lt. Non ci sono limiti d’età né di colesterolo, vige una sola regola: l’uso, meglio se smodato e del tutto ingiustificato, di qualsiasi tipo di forno, eccetto quello a microonde perchè ha una dispersione di calore troppo bassa.
  4. Walking with a ghost. Dal titolo di una famose canzone di Teagan and Sara, questa disciplina viene praticata nelle ore più calde della giornata, mentre il sole è a picco sulle teste degli indomiti atleti. È vietato portare con sè acqua o bibite idratanti. Non c’è un vero vincitore, non è una gara vera e propria, solo un modo come un altro di fare la conoscenza di Casper e dei suoi terribili zii.
  5. Bussing. Immaginate una desolata fermata, in una via stretta tra altissimi palazzi. L’aria non c’è, è andata via, e quel maledetto bus non arriva. Quando avete ormai perso le speranze, eccolo comparire in lontananza. Vi compiacete e pregustate il momento in cui potrete godervi l’aria condizionata al suo interno. Salite, timbrate il biglietto, prendete posto e scoprite che no, l’aria condizionata non è mai stata accesa. Limitate al minimo le funzioni vitali, evitate qualsiasi movimento superfluo. Ma non basta. Le tappe successive sono soste nei vari gironi infernali: “Prossima fermata Eretici ed Epicurei”. Poi, giusto qualche minuto prima di scendere, Guido si accorge che fa giusto un po’ caldo, così spara l’aria al massimo consentito ma non dal protocollo di Kyoto. Subito è persino piacevole, poi pare di stare in freezer al termine di una sessione di walking with a ghost. La classifica viene stilata in base ai giorni che gli atleti impiegano ad ammalarsi.

Sono la fantastia, l’inventiva, lo sbuzzo, a salvarci. Anche quando le tasche non sono piene e tocca fare con quel che si ha. Come per esempio fecero, nel lontano 1989, Max e Mauro, amici e compagni di liceo, i quali scelsero di partecipare ad programma condotto da uno di cui non mi sentirete mai parlare (se non male) né mai chiamerò “cantante”, con il nome di “I Pop“. Se avessero mantenuto questo sciagurato nome e non fosse arrivato in loro soccorso un certo Claudio, le cose sarebbero andate quasi certamente in maniera molto diversa. Invece, dopo anni di gavetta e toileting, Max e Mauro spaccano letteralmente in due la scena musicale con Hanno Ucciso L’Uomo Ragno (non si sa neanche perchè). Nascono e fioriscono gli 883, entrati di prepotenza nella cultura musicale pop del belpaese grazie a pezzi quali Come Mai, Sei Un Mito, Nella Notte, ecc. Testi semplici, immediati, danno voce ai giovani che frequentano le discoteche, che si innamorano e si fanno (Cumuli e Se Tornerai, tra le altre). Prendiamone una, più che attuale che mai: La Lunga Estate Caldissima. Contenuta nell’album 1 In Più (2001), è un inno alla stagione tanto attesa.

 

UAH UAH UAH
I tavolini all’aperto
il suono quasi distorto
il megamix che dà  dentro
la radio grida cantando
e sembra di essere al mare
che neanche più le zanzare
sembrano farsi sentire
c’avranno altro da fare

Con tutte queste gambe che si ripropongono
dopo quasi un anno che si nascondevano
sotto strati per proteggersi dal freddo
come va ben tornate in libertà

Questo senso di festa che vola e che va
sopra tutta la città
nella lunga estate caldissima
Questo senso di vita che scende e che va
dentro fino all’alnima
nella lunga estate caldissima

UAH UAH UAH
Le cameriere esaurite
tutte le sedie occupate
le chiacchiere quasi urlate
l’odore denso d’estate
di voi chi non ha ordinato
il freddo dimenticato
tutto il piazzale riempito
di bici scooter e moto

che questa sera finalmente ricompaiono
dal letargo dell’inverno si risvegliano
riprendendosi l’asfalto, l’aria e il vento
come va ben tornate in libertà

Questo senso di festa che vola e che va
sopra tutta la città
nella lunga estate caldissima
questo senso di vita che scende e che va
dentro fino all’anima
nella lunga estate caldissima

UAH UAH UAH
Le coppie meno scoppiate
le facce più rilassatele
le compagnie ritrovate
il suono delle risate
studenti senza menate
le scuole sono finite
vacanze tanto sognate
ma finalmente arrivate

Ti ricordi che anche noi più o meno a quell’età
pregavamo tutto l’anno di cavarcela
che arrivasse questa gioia tanto attesa
come va ben tornate in libertà

Questo senso di festa che vola e che va
sopra tutta la città
nella lunga estate caldissima
Questo senso di vita che scende e che va
dentro fino all’anima
nella lunga estate caldissima

Un giorno, una mia compagna delle superiori, disse che Max Pezzali era “un bel ragazzo”: le fu diagnosticato un distacco della retina. Della clip, colpisce soprattutto il non c’entrare un beneamato con la canzone: certo, siamo abituati a video più o meno distanti dal testo…ma tutti quei culi? Max appoggia maliziosamente i propri gioielli sulle curve posteriori di procaci modelle e poi le carica tutte sulla decapottabile. Autori demmerda, direbbe qualcuno. Sorvoliamo. E concentriamoci invece sul fatto che Max racconta dello sport che noi tutti amiamo. Perchè in fondo l’estate segna la fine della stagione agonistica, eppure “questo senso di festa” – che altri non è se non il nostro osannato disco di plastica – vola e va sopra tutta la città, scende e va dentro fino all’anima. L’occhio nel cielo sfida il solleone, la calura e l’apatia estive, continuando la sua imprevedibile traiettoria verso i nostri cuori. Questa frase è molto bella: ve la regalo, però usatela con cautela. Pezzali, che di USA se ne intende, omaggia così il frisbee, entrando nell’esclusiva élite dei cantanti che ne parlano a loro totale insaputa.

È tutto, anche per questo hopersoilconto appuntamento. Buone vacanze, lanciate, afferrate e riproducetevi.

Stretcho i flessori e afferro la crema doposole.

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.