CUSB La Fotta a stelle e strisce

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Diario di bordo dell’avventura bolognese negli Stati Uniti: ultimate, New York, Chicago e il Minnesota.

Sono tornati da circa una settimana i 20 ragazzi che hanno rappresentato il CUSB La Fotta allo US Open 2017, torneo che si è tenuto a Blaine in Minnesota (cittadina a pochi passi da Minneapolis) dal 4 al 6 Agosto.

Lo US Open è il torneo centrale della stagione americana, da non confondersi con i Nationals, torneo che assegna il titolo di campione e si gioca ad Ottobre (simile agli EUCF in Europa), ma è comunque di grande prestigio. Ogni anno vengono invitate alcune squadre internazionali a misurarsi contro i migliori club statunitensi, ci sono 12 squadre per divisione (Men, Women e Mixed) che quest’anno provenivano da 8 paesi diversi.

La ciurma che ha viaggiato per l’America era composta da 14 giocatori CUSB, più qualche giocatore nel giro della Nazionale Italiana. Peccato non aver potuto avere la squadra al completo, ma il prezzo del viaggio unito all’ormai prossimo viaggio in Australia della Nazionale U24 ha costretto qualcuno a restare a casa.

Ecco la lista dei partenti: Alberto Tonelli, Alessandro Franceschi, Andrea Gerosa, Andrea Mastroianni, Andrea Pagano, Arturo Laffi, Davide Morri, Fabio Coppi, Fabio Galli, Filippo Simonazzi, Giovanni Santucci, Ivan Cantù, Luca Tognetti, Massimo Vagliviello, Michele Farina, Nicolò Felici, Paolo Prandi, Stefano Sgubbi, Tommaso Francini e Wolfgang Mitterer.

I primi giorni oltreoceano sono stati dedicati all’ambientamento e alla visita delle metropoli americane. Parte della squadra ha fatto tappa a New York per assaporare il fascino della Grande Mela e della sua multi-etnicità, senza farsi mancare un paio di allenamenti per tenersi pronti al torneo una volta smaltito il jet lag. Altri membri della squadra invece, sono approdati direttamente a Chicago, apprezzando così le bellezze dei suoi grattacieli costruiti in riva al lago Michigan e dei suoi musei.

Domenica 30, tutta la squadra si è ritrovata a Chicago dove il giorno seguente abbiamo giocato un’amichevole contro la squadra locale, i Chicago Machine club che si piazza costantemente tra le prime 8 ai Nationals. Per l’occasione abbiamo avuto l’onore di avere in maglia CUSB il nostro amico Kurt Gibson, che nonostante rientrasse da poco da un infortunio, ha fornito esperienza e qualche tocco magico alla nostra D Line (chiuderà poi lo US Open come miglior assist-man del torneo con i Boston Ironside).

La partita, che potete riapprezzare in questo video editato dalla squadra locale stessa, ci ha visto tenere bene in attacco fino al 5-5, quando siamo riusciti finalmente a convertire uno dei 4 turnover generati nel primo tempo andando così sul +1. Con l’attacco per andare all’half abbiamo sprecato a 15 metri dalla end zone avversaria l’opportunità di andare al riposo in vantaggio, regalando così l’8-7 alla squadra di casa. Nel secondo tempo abbiamo pagato probabilmente un po’ di stanchezza residua dal viaggio e sicuramente abbiamo peccato di pazienza regalando 4 break agli avversari per il 15-10 finale, dimostrando che manca ancora qualcosa per competere al massimo livello, ma abbiamo i mezzi per farlo. Dopo il match (foto) entrambe le squadre si sono recate ad un pub della zona per scambiare esperienze e risate.

Dopo un altro giorno di visita a Chicago ci siamo finalmente spostati verso Minneapolis, dove dopo 6 ore di guida, siamo stati accolti dalle famiglie che ci hanno ospitato durante la nostra permanenza in Minnesota e che ringraziamo ancora una volta! Grazie alle connessioni di Gaia Morri (sorella di Davide) che ha vissuto lì per un periodo, abbiamo potuto assaporare la vera vita del Mid-West, che cene tipiche e visite guidate nella città ci hanno regalato un’esperienza fantastica.

Dopo il captain’s meeting di giovedì sera, siamo finalmente scesi in campo il venerdi mattina. Il nostro girone ci ha visto misurarci con San Francisco Revolver, Seattle Sockeye, Raleigh Ring of Fire, Michigan High Five e Minneapolis SubZero. Il centro sportivo in cui il torneo ha avuto luogo, e dove si terrà anche per i prossimi due anni, è l’impianto più grande del paese, infatti la quantità di campi era sterminata, con anche i Campionati Junior Americani che si sono svolti in parallelo e un organizzazione del torneo praticamente impeccabile.

DAY 1

Sveglia alle 6 e prima partita contro i vice campioni del mondo alle 8.30. I Sockeye, che si presentano al via questa stagione con un paio di aggiunte di rilievo ad un roster già di primissimo piano, partono bene in attacco segnando il primo punto, ma dopo il pareggio con un bel salvataggio di Francini in tuffo, la Fotta spicca il volo con 3 break consecutivi. Un misto di zone e buone rotazioni sui reset che forzano i salmoni a rivedere i propri piani. Ancora un break per parte fino al 6-3 con una bella difesa in tuffo di Ivan Cantù che ricorda di non dare nulla per scontato. Teniamo il +3 fino al half-time, con una bella presa alta di Mastroianni che prende posizione sul difensore (8-5). Sappiamo che sarà dura e infatti i Sockeye tornano nel secondo tempo alzando ancora il livello di pressione e arriviamo al pareggio sul 11-11. Dopo aver subito meta, segniamo in realtà il 12 pari grazie a una bella bomba di Morri, ma il disco torna indietro dopo una dubbia chiamata di travel. Subiamo meta dopo un paio di turnover per parte e da quel momento tiriamo i remi in barca, accontentandoci ingenuamente della bella prestazione, ma sprecando un occasione d’oro. D’oro perchè parte dei nostri turnover sono frutto di semplici drop, 6 per la verità, segno che l’intensità con cui si gioca da questa parte dell’Atlantico e la tensione psicologica non sono da poco. I Sockeye vinceranno poi il torneo con una prova di forza in finale contro gli eterni rivali di San Francisco.

Per ricaricare le pile, dopo neanche 20 minuti (ah, in America si gioca 3 partite di seguito e poi vai a casa, che sinceramente a me piace, ma è comunque leggermente impegnativo a livello fisico XD), ecco arrivare i Revolver sul campo. I Revolver hanno vinto 4 degli ultimi 7 titoli nazionali americani e gli ultimi 2 Mondiali per club. Capiamo subito il perchè: l’atletismo che riescono a mettere in campo i californiani, misto alla capacità di portare a termine ogni piccolo compito sul campo è devastante. In realtà riusciamo a far cadere 6 dischi al loro super attacco, ma ce ne torniamo a casa con 0 conversioni totali, di cui una che grida vendetta a pochi metri dalla meta. Aggiungi la costante pressione che generano sui nostri attaccanti e subiamo la peggior sconfitta del torneo per 15-9. Sugli scudi Wolfgang Mitterer che chiude con 5 tra assist e mete e Santucci che regala una paio di magie tra cui una meta in tuffo spettacolare.

Ultima partita di giornata contro i padroni di casa, i Sub Zero, squadra giovane ma che gioca costantemente i Nationals, con un paio di stelle. Paghiamo probabilmente la stanchezza dei primi 180 minuti giocati a livello ‘over9000’ e partiamo piuttosto male. Loro sono solidi ma abbiamo varie opportunità per andare in vantaggio o stare in partita. Purtroppo non abbiamo più la verve fisica e la lucidità mentale di squadra per giocare il nostro miglior ultimate. La partita è probabilmente alla nostra portata, ma passo dopo passo perdiamo contatto con gli avversari e solo sul finale rialziamo la testa, rimontando fino al 14-11 finale. Buona prova di Tognetti che porta a casa 3 difese e Tonelli che dà solidità alla squadra anche quando le gambe pesano.

Per provare a passare nel bracket medio (5-8 posto) siamo costretti a 2 vittorie nella giornata di domani mattina.

DAY 2

Prima gara sempre alle 8.30. Avversario che viene dal North Carolina, sono i mitici Ring of Fire. I Ring sono forse fuori dal giro delle squadre più famose, ma si piazzano un anno sì e l’altro pure nelle top 4 e se sbagliano arrivano 5ti, forti di un territorio in cui si pratica molto ultimate e che specialmente a livello universitario ha avuto recenti successi importanti. Fisicamente molto forti, altezza media ben oltre l’1.80, non hanno nulla da invidiare alle favorite per il titolo e personalmente credo che daranno filo da torcere a molti, complici anche un paio di acquisti di grosso calibro. Sul breve però possiamo dire la nostra e infatti iniziamo forte riuscendo a portare la partita nel nostro territorio andando avanti 6-4. In difesa riusciamo a trovare i loro punti deboli e sfruttiamo alcune incomprensioni per chiudere il primo tempo sull’8-7. La ripresa ci vede giocare sempre punto a punto e arriviamo sul 12-12. Purtroppo al paura di vincere ci fa commettere 2 leggerezze che sommate al loro ultimo attacco ci fanno perdere 15-12 una partita che ci siamo giocati alla pari fino alla fine. Sanguinoso in particolare il penultimo turnover dove lanciamo in mano ad un loro poach invece che sfruttare un buon isolamento ormai in prossimità della meta. Galli e Coppi sicuramente tra i migliori in campo, pilastri di un attacco che gira bene quando non forza.

Condannati ormai a giocare per le ultime 4 posizioni, vogliamo comunque raccogliere il più possibile nell’ultima partita di girone contro gli High Five dal Michigan. Gli High Five sono una squadra abbastanza nuova, fondata da giocatori che hanno giocato forte al college provenienti dalla stessa zona, nell’ultima stagione si sono piazzati 6° ai Nationals. Con loro stiamo sempre a portata di vittoria, ma ci bolliamo piano piano, non capaci di sfruttare un paio di mismatch a nostro favore e poco disciplinati su alcune rotazioni difensive per stoppare la loro linea di attacco che comunque gioca molto bene insieme. Perdiamo di 3 anche qui, un Prandi polivalente e un Simonazzi che nonostante qualche acciacco crea molto dopo il turnover ci portano al 15-12 finale.

Terza partita del giorno contro i Patrol di Phiadelphia che hanno già perso contro i Clapham in girone, ma hanno anche battuto i Johnny Bravo. Vincendo questa eviteremmo lo spauracchio della finalina ultimo-penultimo. La stanchezza sulle gambe è tanta e la voglia non basta per partire bene, ci troviamo sotto 7-4 senza bene capire perchè, ma è in questo momento che viviamo il nostro miglior momento segnando prima l’attacco per il 7-5, poi convertendo il break del 7-6 e generando il turnover per portarci su 7 pari. A questo punto il buon Pagano, raccolto il disco chiama giustamente timeout per riordinare le idee, peccato che fosse già il terzo (ce ne sono 2 per half). +2 sul conteggio e si riparte direte voi, eh no(!), perché sotto le regole di USA Ultimate funziona che è turnover diretto, l’Observer segnala il cambio possesso e Philadelphia ringrazia e va all’intervallo sopra 8-6. Mossa ingenua che ci dà la botta finale spegnendo le nostre ultime energie. Il 15-10 con cui si chiude il match è bugiardo e la squadra che abbiamo affrontato si poteva battere, ma anche oggi paghiamo lo scotto di aver giocato 3 partite al massimo livello e arriviamo a fine giornata belli cotti. Felici e Farina giocano probabilmente la loro miglior partita, forse ancora brillanti grazie alle rotazioni dei primi due match e si comportano molto bene in fase difensiva. Scherzo del destino aver affrontato le 2 squadre più battibili sempre come ultima partita di giornata o forse non siamo ancora pronti, solo il futuro ci darà questa risposta…

DAY 3

Ad attenderci nella finalina 11-12 posto ci sono gli Inside Rakete, aka Nazionale Tedesca, non sono al completo, ma d’altronde neanche noi lo siamo. Vogliamo assolutamente chiudere con una vittoria, ma con un paio di bombe sulle loro punte a conteggio alto, riescono a star in partita fino al 4-3 per noi. Da qui in poi iniziamo a prendere il largo relegando i teutonici a fanalino di coda del torneo. 8-5 al riposo e poi si torna in campo con una difesa che concede pochissimo agli avversari. Laffi e Vagliviello in particolare dimostrano di avere ancora il dente avvelenato contro i tedeschi: il primo distribuisce il disco con maestria ogni volta che lo riconquistiamo, Massimo invece festeggia in ritardo il 21esimo compleanno raggiunto proprio negli States con un Callahan che mette la parola fine alle speranze dei Rakete. Anche Franceschi si ritaglia qualche soddisfazione segnando 2 mete per il 15-8 finale.

La giornata si conclude allo stadio per seguire le finali, organizzazione super e 3 partite da gustare che andranno poi in diretta su ESPN (tv americana). Vibrante la finale maschile con i Sockeye che mettono la quinta sul 9 pari e vincono 15-10 sui Revolver, la femminile vede per la prima volta una squadra non americana trionfare, sono le Revolution di Medellin, Colombia, che si dimostrano superiori alle avversarie e portano a casa il titolo (4 anni fa vennero per la prima volta, tornando a casa con 0 vittorie, ndr).

Ottima esperienza che credo e spero possa ripetere un’altra rappresentativa italiana nel prossimo futuro, sicuramente torniamo con la consapevolezza di poter dar del filo da torcere a tutte, ma che per chiudere c’è ancora da lavorare. Ci siamo presentati con un roster corto rispetto alle altre squadre sempre forti di 22-25 giocatori e alla fine abbiamo fatto la fine della rana che si bolle lentamente nell’acqua calda. Gli americani sono solidi, qui nessuno ti regala niente, se vuoi generare un turnover te lo devi guadagnare abbassando il sedere per un buon lasso di tempo e poi se sei abbastanza bravo devi lavorare di squadra per portare il disco dall’altra parte, non ci sono eroi. D’altro canto noi siamo sicuramente piccoli come squadra rispetto alla media, dobbiamo riuscire a giocare sui nostri punti di forza per trovare la chiave di volta, l’attacco ha comunque avuto buone percentuali per lunghi tratti delle partite, quindi partiamo da una buona base. Difensivamente confermiamo che sia tatticamente che tecnicamente siamo tosti riuscendo sempre a generare vari turnover agli avversari, tocca poi alzare il tasso di conversione. Un ringraziamento particolare va ad Irene Scazzieri per averci seguito per tutto il torneo e assistito come stats-girl e addetta acqua.

Le basi per lavorare ci sono, complici anche risultati di rilievo delle junior (nota di plauso alla U20 Campione d’Europa!), speriamo di tornare la prossima volta e toglierci qualche soddisfazione. Bye Bye America.

 

Andrea Mastroianni
Andrea Mastroianni

Ci si può drogare di cose buone… E una di queste è certamente lo sport.