Quando i sogni diventano realtà

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Articolo scritto da:  Antonio “Piccio“ Cusmà

Da ragazzo sognavo di avere un gruppo di amici, di persone interessanti, ognuno con una storia da raccontare.

Da ragazzo sognavo di fare qualcosa di speciale col mio gruppo di amici.

Da ragazzo sognavo di avere un quartier generale, un posto accogliente che mi rappresentasse dove non sentirmi mai solo.

Oggi che metà barba è bianca posso dire di aver realizzato senza volerlo i miei sogni, anzi di essere andato ben oltre.

Tutti i miei più profondi desideri si sono messi a girare intorno a un frisbee, a girare come un frisbee.

Ogni religione ha la sua terra promessa, la sua mecca, il suo nirvana. Noi abbiamo il tempio del frisbee, struttura unica nel suo genere direi a livello mondiale. Non è solo la struttura a essere unica (una chiesa), non è solo che è il suo giardino è adagiato in un parco, non è solo che il tramonto ogni sera dipinge un cielo che da tutte le altre prospettive della città non esiste… è soprattutto l’insieme di storie, esperienze e stimoli che si fondono nella comunità frisbistica e nelle sue quotidiane peripezie.

Fare una jam ogni lunedì durante la pausa pranzo è impagabile.
Dovreste vedere la faccia dei padroni dei cani che non possono fare a meno di notare questa anomalia: come è possibile che ci siano 4/5 persone adulte che giocano a frisbee in questa maniera non conforme durante una giornata lavorativa?

Ma soprattutto dovreste vedere la nostra di faccia mentre corriamo come selvaggi dietro a un disco per chiudere l’ennesimo roll a piedi nudi. Dovreste vedere la faccia di tutti quando dopo un’azione corale e un’accelerazione ghepardesca il frisbee finisce tra le mani di colui che salta ed è come se lo avessimo preso tutti quel frisbee, tutti per uno ed uno per tutti.

Dovreste vedere la faccia di chi rientra dalla jam quando ormai è buio e trova fermento in cucina (si, abbiamo anche una bellissima cucina), pietanze pronte e bottiglie aperte. Dovreste vedere le facce che abbiamo quando intorno al tavolo si compiono veri segmenti di integrazione sociale, quando anche l’ultimo degli ultimi si racconta con gioia e senza paura di giudizi, quando gli ultimi si sentono finalmente i primi e non l’abbiamo nenanche fatto apposta, quindi più che per ideologia, per inclinazione personale.

Dovreste vedere la faccia dell’unico nord americano in Italia senza permesso di soggiorno quando mi confessa che “di tornare indietro proprio non se ne parla“.

Dovreste vedere le facce che animavano le serate del nostro torneo, quanti ospiti, quante belle energie, quanto piacere nel ricevere complimenti per questa cosa magica che è il tempio del frisbee e che senza la follia lungimirante di Valentino De Chiara non sarebbe esistito.

Finalmente la nostra comunità maturando umanamente più che sportivamente si è fatta trovare pronta ad accogliere questa eredità, inoltre come in ogni favola che si rispetti le persone giuste si sono trovate nel posto giusto al momento giusto pronte per accendere la magia e cercare di farla diventare permanente.

Dovevo parlare di un  torneo (bellissimo) che si è svolto un mese fa, invece mi ritrovo a parlare di noi, del tempio, delle cose più importanti che accadono in quel luogo; tutto questo solo per ribadire per l’ennesima volta che il frisbee non è il fine, è solo il mezzo per darci la possibilità di essere più vicini al nostro miglior “se stessi”, e non a caso tutto è iniziato parlando di religione, il cui compito è proprio questo: elevarci e raggiungere i nostri limiti, magari per spostarli più in là…

 

 

 

Luca Sansò
Luca Sansò

Giocatore di frisbee freestyle, appassionato della storia e dei personaggi di questa disciplina. Frisbee freestyle changed my life!