Ritorno al futuro: il VolaVola dal 2005 al 2010

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Inauguriamo una rubrica dal titolo “Ritorno al futuro”. Con questa rubrica si cercherà di raccontare qualcosa del passato, qualcosa di significativo per questo sport. Tornei, routine, personaggi, storie… qualunque cosa abbia scritto una pagina importante per il nostro amato disco di plastica.

Ho deciso di dedicare questo primo articolo ad una persona che è stata per me significativa poiché (anche) attraverso lui ho iniziato e imparato a giocare a frisbee freestyle; al  tempo stesso credo lui insieme all’evento che organizzava siano stati importanti per tutti quei giocatori o semplici appassionati che hanno avuto l’onore di passare del tempo in un piccolo paese dell’Abruzzo …

L: Parlaci un po’ di te, chi sei e come sei arrivato nel mondo del frisbee.
D: Mi chiamo Danilo Torzolini e ho iniziato a giocare a frisbee nel 2001, a Roseto degli Abruzzi, nel posto in cui vivo, insieme a Filippo Testoni che si presentò un’ estate in spiaggia con dei magnifici chest roll . Li aveva imparati da un certo Larry Imperiale che aveva conosciuto in vacanza. Per me e gli altri del mio gruppo abituati solo al Catch & Throw, la visione fu come un colpo di fulmine. Detta così sembra cosa da poco ma all’epoca non c’era ancora lo sviluppo che ha oggi internet e youtube neanche esisteva. Poi ci fu la scoperta del Paganello insieme al mio amico Cristiano. Lì incontrammo Lorenzo Apriani e Fernando Botrugno che ci spiegarono un pò di cose.
Ma il vero inizio fu nel weekend dal 3 al 5 settembre del 2003 durante il campionato mondiale di Frisbee Freestyle a Rimini, dove conoscemmo tra  i tanti Andrea ed Emidio, due ragazzi del nostro stesso paese anch’essi lì per il mondiale. Fu una fatale casualità che si rivelò l’inizio di una strada lunga ormai quasi 15 anni!

L: Come è nata l’idea del VolaVola? Che cos’era il VolaVola?
D: L’idea del VolaVola arrivò dopo un anno di partecipazioni a tornei in giro per l’Italia: ero al Vagolino (un torneo che si svolgeva a Milano) insieme ad Andrea Stazi, il mio partner di gioco storico ed Emidio Prosperi.
Le notti del torneo dormivamo nei sacchi a pelo dentro l’AIF (Associazione Italiana Frisbee) e tra i vari cimeli di Valentino De Chiara c’era un vecchio ritaglio di giornale trasformato in poster che titolava: “Si gioca a VOLA-VOLA al Duomo di Milano!”, o qualcosa del genere. Poi il caso ha voluto che sia pure il titolo di una canzone dialettale molto famosa in Abruzzo e tutti qua al paese pensavano che il nome del torneo derivasse da lì.
L’idea del torneo era di ricambiare l’ospitalità verso i tanti giocatori conosciuti in quegli anni e da cui eravamo stati ospiti. Ci teniamo molto dalle nostre parti a queste piccole forme di cortesia.
Il VolaVola è stato tante cose. Sei edizioni, una diversa dall’altra! Il piccolo torneo iniziale nel 2005 sulla battigia con tanti partecipanti proprio l’ultima settimana di ottobre.

La trasformazione nel 2006 in un festival di frisbee, arte e musica. 
Nel 2007 organizzammo il campionato europeo di frisbee freestyle che è stato, ad oggi (con un piccolo moto di orgoglio), l’edizione con più partecipanti… e giocammo in soli 2 giorni! Il tutto senza  aeroporti d’appoggio e grossi mezzi di promozione e comunicazione.
Nel 2008 ospitammo i primi Campionati Italiani di frisbee freestyle (CIF).
Nel 2009 sperimentammo oltre alla spiaggia come location di gioco anche la versione indoor e soprattutto formati di gioco nuovi.
Nel 2010 ci fu una specie di riassunto delle precedenti edizioni con la chicca della musica dal vivo durante le routine.

Per me rimarrà sempre un piccolo torneo di frisbee con intorno un altro mondo, una zona temporaneamente autonoma e liberata. Mi piace pensare che chiunque sia venuto a curiosare in quegli anni lo abbia fatto perché sapeva di trovare briciole di umanità in mezzo ad eventi schiacciati dall’ansia di vendere l’alcool e divertirsi a tutti i costi.

L: Come mai non si è più fatto?
D: Mah! Non c’è un motivo preciso. Credo sia stata la naturale chiusura di un cerchio; siamo partiti in due ad organizzare la prima edizione nel 2005 e ho finito ad organizzare l’ultima edizione nel 2010 da solo. In mezzo ci sono stati anni in cui ci abbiamo messo dentro tante cose: quella che poi è divenuta una grossa associazione di amici, il momento più alto delle nostre vite vissute insieme e in simbiosi, giorni e notti di interi anni a lavorare, creare e divertirci… Poi veniva settembre e il VolaVola diventata la nostra festa alla quale  invitavamo gli altri a partecipare. Poi ognuno ha preso strade diverse ma gli anni del VolaVola non hanno partorito mostri ne lasciato strascichi… Semplicemente è finito.

L: Il ricordo più bello di quelle organizzazioni?
D: Sicuramente l’edizione del 2006 quando sparì la battigia e mi inventai di farmi prestare il campo da calcio saponato che stavano smontando da uno stabilimento. Ricordo che quando ci furono i primi arrivi dei partecipanti al venerdì andai a prendere alla stazione Piccio Potenzio e poi Tom e li portai al mare insieme ad altri 3 miei amici a trasportare il campo a mano sul lungomare. Roba di un kilometro trasportando circa mezza tonnellata o forse più. Invece di jammare, passammo il pomeriggio a montare il campo; credo mi volessero ammazzare… ma fu un’edizione di integrazione totale, di felicità, di voglia di vivere.

L: Parlaci del tuo rapporto con il frisbee freestyle.
D: Per me il frisbee è la polizza di assicurazione sulla vita che ho sottoscritto a Rimini nel 2003.  Da allora sogno ancora di chiudere una barrel gitis fluida e pulita come Oberhaus, avere un po’ di quella furia omicida che ha Tom Leitner quando gioca sulla battigia così come farmi la vecchiaia partecipando ad un gran numero di eventi come John Titcomb. Continuo sempre a giocare ed allenarmi,  anche se per motivi familiari in questo momento faccio meno tornei. Almeno una volta a settimana io e Andrea continuiamo a vederci, non sempre giochiamo ma i discorsi sugli ultimi video o gossip frisbeestici tengono sempre banco. Puntualmente vado sotto in garage a togliere un po’ di ruggine dai controbordi e i tricks più difficili per non dimenticare come si fa.

L: Un commento sul presente del nostro sport e su possibili scenari futuri.
D: Negli ultimi anni ho fatto pochissimi tornei ma ho continuato a seguire la scena e vedere i tanti video che ci sono in rete. Ci sono tantissimi giocatori nuovi in giro per il mondo che hanno complessivamente un livello di gioco (dal punto di vista della difficoltà) molto elevato. Il tempo di imparare tricks e combos si è molto ridotto grazie alla mole di informazioni e materiale che che si possono reperire. La capacità di emulazione è diretta, puoi farlo subito: gioco, mi riprendo, carico il video e lo posto e un altro da casa vede e riprova. Ai tempi del mio primo nail

 delay dovevo aspettare che l’immenso Fabio Sanna caricasse qualcosa di tanto in tanto su “freeskyler” per poter studiare un po’. Sono solo passati 15 anni ma sembra essere passato un secolo.
La scena tedesca mi fa sognare così come quella di Rovereto che ancora non ho avuto il piacere di conoscere. Wiseman credo che abbia portato poi il gioco del frisbee freestyle ad un livello successivo. Un’altra roba! Però alla fine credo che vette

“artistiche” come quelle degli anni 70 e 80 non le toccheremo mai, diciamo che avremmo bisogno di un periodo storico e lisergico come quello.
Invece nella società attuale c’è solo decadenza.
Se provo a immaginare un futuro per questo sport ti dico due cose da due prospettive diverse: dal punto di vista del giocatore mi piacerebbe che tutto rimanesse così, mentre dal punto di vista dello spettatore mi piacerebbe che ai tornei si giocasse di più, nel senso di competizione, che si lasciassero le jam solo alla fine. Credo sia essenziale che chi si avvicina in spiaggia o all’evento debba vedere competere continuamente, altrimenti si rischia di perdere gente interessata ma solo di passaggio. Lo so che il discorso non è molto spread the jam però è la realtà. Chiudo dicendo che ho studiato un nuovo formato di gioco molto bello a mio avviso e che facilità i giudici, non ve lo svelo però per il momento, magari al prossimo torneo da queste parti.

Voglio ringraziare Danilo Torzolini per la disponibilità e la passione che ha messo nel raccontarci questa storia.

Luca Sansò
Luca Sansò

Giocatore di frisbee freestyle, appassionato della storia e dei personaggi di questa disciplina. Frisbee freestyle changed my life!