Il frisbee quando arriva arriva

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A Natale siamo tutti più grassi. Siamo anche più buoni, nel senso che abbiamo mangiato talmente tanto che al palato di un eventuale cannibale risulteremmo squisiti. Ci tenevo ad augurarvi, con largo anticipo, un felice Natale. Poiché da adesso in poi sarò, come un po’ tutti, subissato di cene, pranzi e mangiate varie, con poco tempo dunque per mettermi a scrivere ‘sta roba qua. E le mie dita diventeranno inesorabilmente inadatte alla tastiera: da Freddy Krueger a Bud Spencer, potremmo sintetizzare così la mutazione.

Che cosa ci succede davvero a Natale? Che cosa ci spinge ad abbuffarci? Perchè dobbiamo spendere migliaia di euro in regali? Perchè non possiamo tranquillamente odiarci come durante il resto dell’anno? Perchè dobbiamo sopportare i messaggini predefiniti che arrivano da persone che manco pensavamo di avere in rubrica?

Parafrasando Manuel Agnelli, leader degli affezionati Afterhours, “è un mistero che non so”. Ho fatto una cosa “bassa”: ho interrogato Google. Digitando la query frasi sul Natale, è comparso, come primo risultato aforismi.meglio.it. Mi sono messo a leggere: si va da Shirley Temple – che ha smesso di credere a Babbo Natale quando aveva 6 anni – a Giovanni Paolo II; da Dickens a…Renato Pozzetto. Vabbè, chiudo e ci penso su.
Cos’avranno scritto gli amici di lalucedimaria.it sulla santa notte? A parte un articolo di una banalità sconvolgente sul “bambino della mangiatoia”, ho scoperto che il Rosario, cioè la collana con le perline e il crocifisso che mette tanta allegria, è la via più veloce per la guarigione. E io che credevo fosse la Tachipirina! Non si finisce mai di imparare.
Dal Paradiso all’Inferno. Cerco Natale nonciclopedia: “La festa di Natale, celebrata durante la vigilia, consiste nell’intera genealogia familiare che si riunisce in un unico appartamento da 50 metri quadri con l’unico fine di osannare il capitalismo sfiocchettando i regali indesiderati che si sono fatti tra loro”. Un tantinello cinico, lo ammetto. Persin peggio la poesia natalizia che chiude la voce.

Ordunque, cos’è Natale? Ora possiamo rispondere. È sacro e profano, è capitalismo e socialismo, è rosso e bianco, è albero e presepe, è Babbo e Gesù bambino. Natale è Platinette:

Platinette ci assolve da tutti i nostri mali, dalle nostre malefatte: “Sono cattolico, ma sono giovane e vitale perchè mi divertono le minchiate il sabato sera”. Ci fa sentire la coscienza a posto Platinette

Alla fine, l’ultima parola, ce l’ha sempre Boris, la fuoriserie italiana che ha tutte le risposte. Colgo l’occasione per ringraziare l’amico Nardo – lui e il frisbee sono una cosa sola -, uno dei pochi che ha realmente colto la vera essenza del capolavoro del trio CiarrapicoTorreVendruscolo.

Ma per la canzone di turno, ho deciso di mettere da parte il cinismo e di puntare forte sui buoni sentimenti. Il pezzo è uno dei migliori lavori dei Mumford & Sons, gruppo britannico relativamente giovane (2007), che con Babel ha decisamente svoltato. È un folk rock di altissimo livello quello dei figli di Marcus Mumford: vi si respirano atmosfere da prateria, di grandi e tempestosi spazi aperti, di corsa all’oro, di terra, di polvere. I Will Wait, che è il pezzo di cui andremo a parlare, è un po’ la trasposizione folk di Nord Sud Ovest Est. Questa ve la spiego dopo la canzone.

Grande energia, attesa, affetto. I Will Wait è tutto questo.

And I came home
Like a stone
And I fell heavy into your arms
These days of dust
Which we’ve known
Will blow away with this new sun

And I’ll kneel down
Wait for now
And I’ll kneel down
Know my ground

And I will wait, I will wait for you
And I will wait, I will wait for you

So break my step
And relent
You forgave and I won’t forget
Know what we’ve seen
And him with less
Now in some way
Shake the excess

But I will wait, I will wait for you
And I will wait, I will wait for you
And I will wait, I will wait for you
And I will wait, I will wait for you

So I’ll be bold
As well as strong
And use my head alongside my heart
So take my flesh
And fix my eyes
That tethered mind free from the lies

But I’ll kneel down
Wait for now
I’ll kneel down
Know my ground

Raise my hands
Paint my spirit gold
And bow my head
Keep my heart slow

Cause I will wait, I will wait for you
And I will wait, I will wait for you
And I will wait, I will wait for you
And I will wait, I will wait for you

No, non è esattamente la trasposizione della celebre canzone degli 883. È più un finale alternativo: “La città è in festa e tu/Finalmente sei arrivato”. Se a questo punto della storia il caballero Max avesse deciso di rimanere (invece di ascoltare il sussurro del vento, “non ti fermerai”), ecco cosa sarebbe successo. Si sarebbe inginocchiato sulla terra amata, si sarebbe sentito “pesante” tra braccia conosciute. Fino ad alzare le mani e a dipingere d’oro il proprio spirito. Wow.

I Will Wait è “home/home again/I’d like to be here/when I can” dei Pink Floyd; è l’incrollabile fede del bimbo che si addormenta sul pavimento, di fronte al camino, in attesa di Santa Claus; è il ricevitore che aspetta il lancio giusto per afferrare il disco e inginocchiarsi esultante sulla end zone. Ed è anche l’ennesimo pezzo che parla di frisbee senza saperlo.

Auguri di Buon Natale e tante care cose. Gira questo articolo ad altri 10 amici ed avrai una sorpresa!

Stretcho i flessori e afferro le redini della slitta di Babbo Natale.

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.