Il valore di una bandiera

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Non riusciamo ancora a staccarci dalla fantastica avventura che è stato questo mondiale U24. Oggi però vogliamo raccontarvi una storia parallela, a cui forse non tutti hanno assistito. (Testo tratto dalla pagina facebook di Eugenio Festa).

Lasciatemi raccontare un’Emozione che solo lo Sport può dare.

Sono le 3.30 di questa notte (è la notte della semifinale contro la Germania) e l’Italia del frisbee è sveglia. È in fibrillazione. In realtà, lo è dalla tarda mattinata di ieri, da quando era giunta la notizia che la nazionale italiana U24 era entrata in semifinale ai mondiali di Perth.

Non vi tedierò raccontandovi le fatiche organizzative, economiche, personali di ognuno atleta, coach o accompagnatore, presente in terra Australiana. Valga solo pensare che ci lavorano da 18 mesi. 18 mesi con l’obiettivo di centrare un podio in quel che è (per lo sviluppo mondiale del movimento frisbeestico ad oggi) il Torneo più importante degli ultimi anni: i mondiali U24.

Dicevo, sono le 3.30 e l’Italia frisbeestica è sveglia. Tutti aggrappati ad una ragazza di 17 anni che è in Australia per studio e che manda un LIVE su FB pixellato per raccontare ciò che sta accadendo.

Sta accadendo che l’Italia si sta giocando l’accesso in finale contro la Germania. Acerrima opponente che dopo 121 minuti di lotta, ci aveva battuto di 1 punto qualche giorno prima.

L’Italia entra in campo come un rullo compressore: perfetti. Attenti, cinici, energetici. Vince quasi facilmente; quasi senza farci soffrire abbastanza.

Ed è proprio durante la fine primo tempo che avviene qualcosa di MITICO che rende il tutto MISTICO. La ragazza della diretta FB si avvicina a dei supporter con una bandiera dell’Italia, chiede loro come mai sono lì. Il tifoso è chiaro: sono qui perché 30 anni fa a Leuven (in Belgio) ha giocato durante il mondiale contro l’Italia; e aveva ricevuto in dono una bandiera Italiana!

Le immagini sono chiare.
Sulla bandiera ci sono le firme dei giocatori della nazionale del 1988.
Miei compagni di 1000 avventure. Riconosco tra le altre: Jumpi, Brighel (che si firma Gabriele), Beppe Carpi (Bappo), Baldo, Faber, Fofo, Bibo, Mario, Luca Bacicci, Clay, Nippo, Lele, Dona e Moma (ragazze che giocavano nella Open come antesignane del Gender Equity).

Un’emozione unica. Dopo 30 anni una piccola bandiera italiana portata da un australiano (Cinquini) aveva supportato una delle partite più importanti della Storia del Nostro Sport. Come un seme piantato 30 anni prima da cui erano germogliati splendidi fiori.

Con una chicca: in campo stava giocando il nipote di uno dei firmatari!

Questo è il mio Sport. Ed è per questo che lo amo.

Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...