Riflessioni di un nostro lettore sulla serie A elite

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Serie A Elite: esperimento riuscito?
Il sipario è calato sui Campionati Italiani di Ultimate 2018, che tra le tante cose – su tutte, il record di squadre iscritte – verranno ricordati per l’esordio della serie A Elite nella categoria Open. Un formato che ha fatto discutere fin dal suo principio, ma di cui va difeso, o almeno riconosciuto, il nobile obiettivo di partenza: garantire alla base del movimento frisbistico italiano un vertice a cui aspirare.

Fin da subito si è capito che l’annata non fosse delle più fortunate e una serie di premesse rendevano l’obiettivo difficilmente raggiungibile. La netta preponderanza delle squadre bolognesi (4 su 5) sommata al netto divario tra le due Fotte e le altre tre squadre, Cotarica, Discobolo e Zero51, infatti, non garantivano un gran punto di partenza. Ma, com’è giusto che sia, ci si è provato. Purtroppo, a stagione finita, com’era prevedibile, le aspettative poco rosee si sono rivelate fondate e l’esperimento non si può certo dire riuscito.

Ma cosa è andato storto? Partiamo dall’aspetto più importante: la credibilità del progetto. Il mondo del frisbee è un grande villaggio in cui tutti si conoscono e le voci corrono in fretta. Questo ha fatto sì che prima ancora che il campionato iniziasse era noto a tutti che i Discobolo stavano passando una fase di ricostruzione e sarebbero stati il fanalino di coda, che le due Fotte sarebbero state imbattibili, che l’unica vera battaglia sarebbe stata per il 3° posto tra Cotarica e Zero51. Un campionato già scritto insomma, a cui nessun tifoso (né tantomeno giocatore) vorrebbe mai aspirare per la stagione in procinto di iniziare. Va dato tuttavia merito a tutte e 5 le squadre in questione di aver onorato il proprio impegno, presentando, chi più chi meno, il miglior livello di frisbee possibile. Ne sono la riprova la vittoria dei Discobolo sugli Zero51 e sui Canieporci, il punto sgraffignato dal Cotarica alla Fotta White, la duplice vittoria degli Zero51 ai danni del Cotarica, il percorso quasi immacolato delle due Fotte.

Segno che tutte le squadre hanno lavorato al meglio per ribaltare i pronostici e assicurare al movimento frisbistico italiano un “Elite” combattuta e degna di questo nome. Ma questo porta al secondo punto negativo: la ricompensa. Se infatti i giocatori hanno rispettato il proprio impegno, lo stesso non si può dire della Federazione. Mi spiego meglio per evitare facili polemiche. Un giocatore agonista in senso stretto fa grossi sacrifici, sapendo che, a parte Maradona, i risultati arrivano a fronte di allenamenti costanti, sessioni di preparazione atletica, alimentazione equilibrata, dispendio di tempo e (nel caso di un frisbista) di denaro. Se a questi sacrifici non viene corrisposta la giusta ricompensa, oltre a quella sportiva, è normale che il giocatore in questione si senta delegittimato del suo status. L’impressione è che, in questo primo anno di esperimento, chi ha preso parte alla massima serie del campionato italiano di Ultimate Frisbee, non abbia notato sostanziali differenze rispetto alle leghe minori.

Segnapunti improvvisati, assenza di copertura mediatica, campi inadeguati, orari non consoni ad uno sforzo sportivo di massimo livello. La lista (non esaustiva) è la stessa che contraddistingue storicamente tutti i campionati italiani di frisbee. Con una piccola differenza: il sedicenne che gioca a frisbee da un anno ha esigenze diverse rispetto ad un agonista che gioca da diversi anni con alle spalle spesso e volentieri esperienze internazionali.

C’è poi una questione mai stressata abbastanza, che costituisce da sempre il tallone d’Achille del nostro movimento: l’immagine. Se già durante la regular season si è fatto poco e niente per veicolare internamento ed esternamente l’immagine dell’élite dell’ultimate italiano, maschile e femminile, la due giorni appena trascorsa non ha cambiato di molto il trend. Il week-end delle finali è fisiologicamente il momento ideale per far emergere la spettacolarità del nostro sport, e invece si è persa l’ennesima occasione per mettere in mostra il meglio che possiamo esprimere come movimento sportivo. L’esempio delle due finalissime è eclatante: giocate sotto il sole cocente, senza musica né copertura mediatica adeguata e davanti a un pubblico che sarebbe potuto essere 4 volte tanto se si fossero giocate il sabato sera invece che la domenica pomeriggio di un ponte estivo nell’epicentro della riviera romagnola.

L’immagine, soprattutto in questa epoca, costituisce una delle ricompense maggiori per uno sportivo. Basterebbe chiedere ai nostri giovani talenti della nazionale Under24 quanto dev’essere stato emozionante sapere di essere visti e tifati in piena notte da centinaia di persone dall’altra parte del mondo. Vincere è una cosa bella, vincere davanti a tutti è un evento memorabile. E venendo alle proposte, è proprio sulla scia dell’esperienza dei mondiali under24 che bisogna ripartire. Perché i giocatori che abbiamo osservato lo scorso gennaio sono gli stessi che militano nei nostri campionati italiani. Eppure li abbiamo “ammirati” meglio in Australia che a Bologna, Forlì, Rimini. Sono convinto che l’ultimate italiano sia attualmente tra le migliori rappresentazioni del frisbee mondiale, nonché quello con le prospettive di sviluppo più rosee, come testimoniano i numeri di quest’anno. Ma la base ha bisogno di sognare. E i nostri talenti devono sapere che la serie A non è una perdita di tempo, ma un’occasione di crescita e visibilità.

Una possibile soluzione? Ce ne sono diverse, dipende tutto dal coraggio e dalla creatività. Un’idea su cui si è vociferato è quella di una “Major League” a 8 spot, assegnati da una commissione apposita seguendo criteri meritocratici (capacità sportive, economiche, organizzative) e garantendo una distribuzione territoriale il più possibile equa e rappresentativa del movimento a livello nazionale. Dove per “assegnati” non s’intende semplicemente conquistati sul campo. Perché vincere la serie B non significa essere in grado di garantire una stagione al vertice nella massima serie l’anno successivo. Non succede nel calcio, figuriamoci nel frisbee. Per assicurare la competitività ogni squadra dovrebbe fare un po’ di “mercato”, penso a Milano che dovrebbe

diventare il polo attrattivo per i giocatori del nord, Padova per il nord-est, Torino per il Piemonte, Rimini per Romagna e Marche. C’è poi l’ipotesi di un campionato elite interfederale che raggruppa le migliori squadre di Italia, Svizzera e Austria. Così facendo le tre/quattro migliori squadre italiane se la giocherebbero a un livello più  stimolante, e l’attuale Challenger diventerebbe una serie A, sicuramente più combattuta che l’attuale Elite.

Per il resto, si entra nel fantaultimate: distribuire i giocatori della Fotta equamente tra le diverse realtà italiane? Possibilità indubbiamente remota, ma che garantirebbe un più veloce sviluppo delle società in crescita. Le certezze al momento sono due: 1) allo stato attuale, riproporre una serie A Elite, con 4 squadre Cusb su 5 totali, non può essere una soluzione; 2) lo strapotere bolognese nella massima serie si risolve solo facendo crescere le altre società, ma i tempi non sembrano ancora maturi. Per qualsiasi soluzione si opterà, bisogna che la massima serie venga onorata con un’adeguata copertura mediatica, con statistiche federali, con campi adeguati e regolamentari (montati non dai giocatori, possibilmente), e con una finale giocata allo stadio il sabato sera davanti a tutto il movimento del frisbee italiano. Il discorso vale ovviamente anche per la massima serie del campionato femminile.

Sappiamo che la Commissione campionati è già al lavoro e questa è un’ottima notizia. I tempi sono maturi perché le società italiane di Ultimate frisbee, che già stanno lavorando egregiamente sulla base degli iscritti, vengano coinvolte per discutere ufficialmente un nuovo modello di valorizzazione dell’élite, sfruttando l’esperienza di quest’anno in chiave positiva e costruttiva, senza perdersi in polemiche, accuse, o guerre intestine. Ne gioverebbe tutto il movimento, a partire da chi si è affacciato a questo sport solo recentemente.

 
L’articolo è di Mattia “Bambaz” Santori. Storica bandiera degli Zero51, si dedica all’ultimate dal 2007. Nella sua
carriera vince poco e parla molto. E più invecchia più la situazione peggiora.
Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...