Davide Morri racconta l’avventura australiana U24 e ripercorre la storia delle nazionali junior

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Davide Morri ripercorre il cammino delle nazionali junior italiane dal loro esordio fino all’oro sfiorato ai mondiali australiani U24. In attesa dei mondiali U20 di questo agosto, rileggiamo la storia di questi 9 anni, ricchi di medaglie.

Ormai sono passati 5 mesi dal risultato migliore che una nazionale italiana abbia mai fatto, rappresentando tutto il movimento del nostro paese a livello mondiale e riportando in patria una medaglia di argento condita da tanti complimenti.
Non ho avuto molto tempo da quando sono tornato per fare mente locale e un riassunto, porgendo complimenti ai nostri ragazzi e allo staff che hanno messo tutte le loro energie per riuscire a dare il massimo nel mondiale under 24 ospitato in Australia.
Questo testo non è soltanto per lasciare memoria del risultato, ma anche per dare una spiegazione alle tante domande che ci sono state fatte al nostro ritorno, dalle quali spero che le future generazioni possano prendere spunto e capire che dietro ai risultati, che siano nella vita o nello sport, c’è sempre la fatica e nulla può essere improvvisato.
Dobbiamo sempre essere orgogliosi di essere italiani, di essere caparbi ed egocentrici, di essere determinati e lamentosi, se non c’è confronto non può esserci miglioramento e bisogna rispettare e ringraziare di continuo tutti i giocatori che hanno messo il loro tempo e soldi a disposizione della federazione e del movimento e ancor di più tutti i gli allenatori presidenti e società che ci mettono la faccia, perché troppo facile parlare e giudicare, se non si sanno gli sforzi e il lavoro che c’è dietro ad un buon risultato.
LA STORIA
Le nostre nazionali nascono quasi 10 anni fa quando nel 2009 furono mandate le prime rappresentative agli europei di Vienna, dove le nostre squadre U20 e U17 maschili e femminili persero praticamente tutte le partite tornando a casa con un bel po’ di lividi e malcontento: alcuni dei giocatori dell’Australia già giocavano in quelle squadre e non avrebbero certo immaginato di trovarsi contro gli stati uniti 9 anni dopo.
Poi negli anni del 2010 ai mondiali in Germania ad Heilbronn si continuò a lavorare e le squadre Italiane Under 20 maschili e femminili arrivarono nei primi 8 al mondo mentre le under 17 cominciavano a vincere le prime partite, ma eravamo ancora giovani e c’era ancora tanto da imparare.
Nel 2011 arrivarono le prime soddisfazioni: gli under 20 all’europeo portarono a casa un oro nella femminile e un bronzo nella maschile, davanti al pubblico di Wroclaw attonito, con tutti che davano per favorite le tedesche e le inglesi.
A questo sono seguiti alcuni anni di lavoro a testa bassa dove i nostri under 17 hanno portato casa vari podi nella categoria maschile, mentre la nostra squadra U20 maschile continuava a gravitare nelle top 8 mondiali e la U20 femminili nelle top 2 in Europa.
Nel 2013 fu mandata per la prima volta una nazionale Under 23 maschile in CANADA a Toronto dove per la prima volta in una categoria importante come quella u23 TEAM ITALIA entrò nelle PRIME 8 AL MONDO. Quanto tempo, quanti soldi e quanti allenamenti dovettero superare quei giocatori.
Mi ricordo ancora la prima selezione fisica fatta a novembre dove 70 giocatori furono obbligati a fare i test atletici scalzi sulla pista d’atletica del CUSB perché due di loro si erano scordati le scarpe.
“Non hai le scarpe??? Bene se non le hai tutti staranno scalzi!!!” Il regime funzionò , perché quelli che uscirono da quel mondiale cominciarono ad essere la prima vera e propria elite della FIFD.
Nel 2014 arrivò il primo piazzamento nelle TOP 4 al mondo nella maschile per la Under 20 ai mondiali di Lecco mentre le ragazze arrivarono quinte (ragazzi e ragazze che nell’anno successivo vinsero l’argento agli europei).
Nel 2015 la nazionale maggiore Maschile, Femminile e Mista fecero incetta dei giocatori U23 per affrontare gli europei di Copenaghen: mandammo una squadra Under 23 maschile a Londra… quanti sforzi fece FIFD per mandare comunque una squadra, quei giocatori che a Londra arrivarono 12 esimi con soltanto una partita vinta, combattendo contro le squadre più forti del pianeta, incontrando anche Giappone e Canada senza mai buttarsi giù di morale, giocando alla pari con Nuova Zelanda e Australia, perdendo di 1 o 2 punti, se no si sarebbe potuto pure sognare un quarto di finale.
Nessuno ha mai parlato adeguatamente bene di quei ragazzi che, pur di andare al mondiale si pagarono tutto e lavorarono tutta l’estate, organizzandosi per mandare 13 di loro con macchina e pulmino via terra, per trasportare cibo e pasta e tonno “al mercurio”(pasta tonno e pomodoro per 8 giorni in 27 in un appartamento che ne teneva 10 persone al massimo), per risparmiare 300 euro di costo alloggio/cibo che altrimenti si sarebbero dovuti ulteriormente pagare.
Per non parlare di tutti gli allenamenti che si fecero per prepararsi al mondiale: poche persone compresero quanti sforzi furono fatti (torneo di Amsterdam e quadrangolari) tutti per vincere una partita e mantenere l’Itala nelle top 12 del ranking mondiale.
Negli anni successivi i progetti junior andarono avanti e la nazionale italiana Under 20 maschile e femminile stava sempre tra i top europei e tra le prime 5 nel mondo.
Nel 2017 arrivò finalmente il miglior risultato Europeo under 20 maschile: l’italia vinse l’oro a Veenendaal in Olanda battendo in finale l’Irlanda, mentre i nostri under 17 maschi per un pelo non prendevano una medaglia. Purtroppo persero semifinale e finale di 1 punto.
E adesso veniamo al 2017-18
La nazionale U24 di Perth ha cominciato la selezione 1 anno e 3 mesi prima dell’evento partendo da 60 atleti e tagliando a 30 atleti prima che terminasse Gennaio 2017. Col nuovo anno i ragazzi hanno cominciato con 12 mesi di anticipo un programma di protocollo allenamenti in palestra obbligatorio, chiunque non lo faceva veniva tagliato. Sono stati fatti test atletici e fatte verifiche a marzo-aprile, per verificare che la loro massa muscolare fosse incrementata.
Sono stati utilizzati GPS durate i test match per verificare il rendimento dei giocatori durante le partite, tutto grazie alla stretta collaborazione che FIFD ha stretto con la facoltà di scienze motorie e il Cus Bologna e in particolare il prof. Rocco di Michele che ha messo a disposizione della nazionale tutta la sua professionalità.
Si affiancarono nel lavoro di preparazione in palestra Edoardo Trombetti e Marinella Vaccari (allenatrice dei lanciatori olimpici 2000 e 2004), furono fatte molte riunioni e test sui giocatori per pianificare un lavoro strutturato che potesse essere svolto nei vari step che sarebbero cominciati un anno prima del mondiale.
Edoardo si dedicò per tutto l’anno a fare schede e dare supporto ai ragazzi che avevano una media di due allenamenti a settimane della durata di circa un ora e mezza.
Sono stati svolti 8 raduni, più 3 tornei di preparazione (Heidelberg, Bologna is Back, Test Match 6 Nation Cup).
I ragazzi, a partire dalla seconda settimana di ottobre 2017 fino al 22 dicembre 2017 hanno portato a termine 5 allenamenti a settimana per 9 settimane (totale di circa 40 allenamenti in 60 giorni più due raduni): provate a immaginare di fare scatti e ripetute e salti con la temperatura che è 3 gradi e ti si congelano le mani. I ragazzi di Como, Padova, Torino, Milano, Fano e Rimini spesso prendevano la macchina o il treno aiutati economicamente un minimo dai compagni, per presenziare agli allenamenti.
Il mio vice allenatore Andrea Temporin, nonostante il figlio appena nato, cercava di essere il più presente possibile nel gruppo e il fisioterapista Andrea Di Maio cominciò a seguire i ragazzi venendo una volta a settimana al campo per fare delle verifiche sulla mobilità articolare e stretching.
Tommaso Cuccarolo di Vicenza ha messo a disposizione gratuitamente il suo tempo e la sua professionalità per i meeting di team building, i quali avevano lo scopo di capire le paure e le certezze sulle quali lavorare durante il percorso che portava ai mondiali.
Il nostro Team Manager Andrea Mastroianni, che andò in Australia 3 mesi prima per lavoro, mise a disposizione della squadra tutta la sua esperienza e tempo libero per sgravare i ragazzi del peso di una trasferta intercontinentale difficilmente organizzabile senza di lui, oltre ad aiutarci durante il torneo sia fuori che dentro al campo.
Andrea Tommasini, nutrizionista di tutta la nazionale, ci ha aiutato nel far seguire ai ragazzi l’alimentazione ideale per ottimizzare la prestazione atletica.
Altre persone come il professor Vincenzo Lanza (prof. al suo primo anno di pensione) che ogni sera era presente con me a prendere le statistiche delle partite, i tempi e a far svolgere a metà della squadra la preparazione atletica (che era molto pesante).
Gabriele Calarota che ha messo la sua esperienza di informatico a disposizione del nostro staff per creare l’applicazione “Italianalytics” la quale prendeva i tempi giocati da ogni atleta e le statistiche difensive per vedere la performance in tempo reale e l’affaticamento di ogni componente della squadra in ogni partita.
L’applicazione si rivelò fondamentale per la rotazione giocatori, permettendo allo staff la verifica sul campo correlato alla parte di preparazione svolta prima del mondiale, la quale veniva abbinata ai dati GPS e tempi di gioco misurati negli allenamenti e test match
IL TORNEO
La storia un po’ si conosce, si cominciò subito molto forte in un girone iniziale composto da:

GIAPPONE
ITALIA
AUSTRIA
CHINA TAIPEI
La partita con il Giappone fu il modo giusto per iniziare il mondiale, tutta punto a punto, chiusa con il golden point con noi in attacco, una vittoria sudata che poi ci portò ad avere qualche difficoltà nel pomeriggio con l’Austria ma per fortuna tutto andò come doveva andare e vincemmo il girone guadagnandoci il seeding 3 (temporaneamente).
Successivamente arrivarono le giornate oscure. Si era entrati nel “Power Pool Top 8”: prima avversaria sulla nostra strada fu la Germania, da sempre bestia nera dell’Italia e mai battuta negli scontri decisivi.
La partita è tutt’oggi considerata tra le più lunghe del mondiale con il record del punto finale più lungo: 14 pari ai 15 durato 22 minuti.
Un susseguirsi di tuffi e ribaltamenti di fronte che non dava chiarezza su quale delle due squadre si meritasse la vittoria, ma alla fine vinsero loro e noi ci trovammo con un sacco di energie mentali e fisiche sprecate, con il risultato negativo che ci avrebbe condizionato nei giorni successivi.
Soltanto i capitani e lo staff assisterono alla riunione alla sera dove ci furono ripetute arrabbiature da parte mia, perché nella mappa delle possibilità che avevo tracciato con Bergy a inizio mondiale, quella partita persa aveva fatto saltare tutto e adesso ci si sarebbe trovati due partite contro Great Britain e U.S.A. per completare il Power Pool.
La giornata più oscura fu la terza, dove perdemmo sia con Inghilterra che con America.
Con GB si alzò un sacco di vento e da una partita gestita da noi ci si trovò a pagare piccoli errori di lanci e prese individuali per poi perdere di un punto nel rush finale. Ancora una volta non avevamo fatto fruttare le energie e la motivazione messe in campo ed eravamo già a due sconfitte consecutive con gli U.S.A. che ci aspettavano.
Contro l’America non si fece altro che piegarsi pian piano. La sconfitta fu bruciante: 15 a 4 in 40 minuti di partita, con la difesa che non poté giocare più di 4 mete e l’attacco che era totalmente fuori giri. A fine partita ci scusammo con gli allenatori statunitensi per aver giocato una partita misera e al disotto delle aspettative.
La sera si respirava un aria pesante, ci aspettavano due giorni composti da ottavi (Colombia) e quarti di finale (Giappone che aveva vinto il girone dall’altra parte battendo anche l’Australia diventando temporaneamente Seeding 2 al mondo).
La sera passammo 2 ore a preparare le partite e altre 2 ore a lavorare con capitani e squadra per prepararci all’approccio mentale adeguato: dovevamo battere la Colombia (avversario scaltro ed esperto) senza perdere troppe energie e successivamente farci trovare pronti per il Giappone.
La quarta giornata del torneo aveva nell’aria un senso di percezione che oscillava tra l’aspettativa e la paura di non farcela. E ovviamente si alzò il vento del mattino che complicò non poco le cose.
Scegliemmo di partire forte con la consapevolezza che se avessimo sprecato troppe energia si sarebbe compromesso il quarto di finale, ma allo stesso tempo che se si fosse perso, il mondiale sarebbe finito.
Chiudemmo l’half time 8 a 6 segnando finalmente la meta contro vento che ci avrebbe poi dato l’attacco a favore nella seconda parte della partita portandoci sul 9 a 6 per noi. A quel punto i Colombiani diedero tutto per non uscire dal mondiale, ma noi decidemmo di rischiare e di non far giocare 9 giocatori su 24 per preservarli per il quarto che sarebbe stato poche ore dopo.
Grandiosa prestazione dei rimanenti 15 che capirono la necessità di non mollare neanche un break e di continuare a dare il massimo fino alla fine, quello che ci eravamo detti la sera prima era: “non importa cosa succederà, la squadra deve lavorare per preservare i nostri giocatori più forti, diamogli più minuti possibili!!!”.
La vittoria arrivò e per fortuna il morale era tornato in alto dopo due giorni passati a porsi mille e più domande; ora però ci aspettava il Giappone pronto a tutto pur di non uscire dal torneo.
La partita sembrò seguire lo stesso canovaccio della prima, tutta punto a punto senza mai un momento di stallo. Riuscimmo a strappare l’half time sopra di qualche punto strappando il più due per 9 a 7 nella ripresa.
Ovviamente gli asiatici non si diedero per vinti e la partita continuò sul più uno più due per noi, senza break. Alla fine fu uno sforzo sovraumano negli ultimi minuti a creare il break del + 3 che ci permise di vincere di due lunghezze, pur sbagliando un ultimo attacco.
E’ in quei momenti che capisci quanto una partita importante sia il frutto di ogni singolo lancio fatto, scatto negato all’avversario e sudore, perché quando arrivi a quei momenti tutto si riassume nella performance. O l’hai capito oppure perdi. Non c’è nulla da fare.
I giapponesi dopo quella partita non erano più avversari ma bensì amici e compagni di squadre e ci fecero il tifo nella semifinale e finale scambiando praticamente tutto lo scambiabile con i nostri giocatori.
Il giorno dopo in semifinale c’era la Germania e appena ritornati in Hotel ci mettemmo sotto con lo staff e i capitani a preparare la partita, facendo una riunione tecnica divisa per reparti (attacco e difesa) per progettare le marcature individuali e i piani A-B ed eventualmente C per reagire in caso di emergenza da parte dell’attacco.
Ancora si ripresentava lo scenario di combattere su ogni punto e far vedere che si voleva andare in finale: fu scelta la strategia della zona match up con uno a uomo e della marcatura “Force Middle”.
I primi punti durano tra il minuto e i due minuti mentre i tedeschi continuavano a tenere buone percentuali in attacco. Ma anche noi non eravamo da meno. Ad un certo punto qualcosa cambiò, perché gli accoppiamenti difensivi stavano cominciando a funzionare e uno dopo l’altro i tedeschi stavano cominciando a mollare.
Tutti i giocatori che fino a quel momento non avevano brillato eccessivamente nel torneo si sentirono chiamati in cause e diedero il loro mattone in attacco e difesa che consegnò all’Italia la finale dei mondiale under 24 Australiani 2018, mentre i tedeschi dovettero rassegnarsi a una sconfitta clamorosa, che non si sarebbero mai aspettati.
E così si arrivò al sesto giorno di torneo. La finale sarebbe stata nuovamente contro gli U.S.A: la sera prima si lavorò sodo perché un’occasione così era irripetibile. Ci si soffermò molto sul profilo psicologico della partita. Gli americani non erano abituati a essere sotto nelle partite che avevano giocato fino a quel momento del torneo, però per riuscire a partire sopra, si rendeva necessario un attacco che stesse sul 80/90% di efficienza e una difesa che stancasse e facesse rimanere gli statunitensi in campo per la maggior parte di tempo possibile. In più loro avevano 3 giocatori totalmente fuori paramentro che sicuramente, se la squadra fosse stata in difficoltà, se la sarebbero caricata sulle spalle.
La scelta tattica fu di adottare ancora la difesa Force Middle (a differenza del Power Pull che si scelse il lato “forza tre dita”) questo perché lo staff aveva notato che gli americani avevano avuto molti problemi nella parte iniziale della semifinale contro l’Australia, la quale aveva fatto per tutto il tempo Force Middle e Zona.
Scelta la strategia si doveva parlare dell’approccio mentale, le parole furono scelte con attenzione e si decise che qualsiasi cosa sarebbe successo, la testa doveva rimanere alta e bisognava cercare lo sguardo degli avversari per far vedere che erano loro quelli che dovevano avere paura: solo in quella maniera la guerra psicologica poteva vertere a nostro favore.
Tutto il nostro lavoro di un anno, di tempo, di fatica, di soldi, di aspettative, si sarebbe concluso in poco più di 100 minuti e questa occasione non poteva essere buttata al vento, ancora una volta si sensibilizzarono i ragazzi sul fatto che non importava quante mete si sarebbero giocate: la cosa più importante era fornire minuti per far respirare i nostri giocatori più forti e metterli in condizione di arrivare negli ultimi minuti ancora freschi e performanti.
Tanti di voi hanno visto quella partita (e tutt’ora potete trovarla sul web) per cui non starò a raccontarla: ancora oggi ripenso a cosa avrei potuto fare meglio, a cosa avremmo potuto fare meglio.
Sicuramente rimane leggendario il sequestro nel pomeriggio del giorno prima della finale di tutti i cellulari, per dare il tempo ai ragazzi di concentrarsi sulla partita.
Sicuramente rimarrà nella storia il fatto che l’Italia sia attualmente l’UNICA e ripeto l’UNICA nazione ad esser stata sopra all’half time contro l’America.
Quando perdemmo la partita e ci segnarono l’ultimo punto alcuni giocatori compresi noi allenatori stavano per mettersi a piangere, ma la domanda che subito bloccò quelle lacrime fu: “Perché devo abbassare la testa? Perché devo abbassare lo sguardo e dare ai miei avversari la soddisfazione di dovermi consolare? Questa volta sono loro quelli che hanno perso anche se il risultato è stato America 15 Italia 13”.
Diceva un libro che molta gente passa la vita a ricordare oppure ad aspettare, ma solo pochi vivono veramente. Ebbene, quella partita noi l’abbiamo vissuta e tutte le persone che hanno tifato per noi erano lì insieme a noi e mai nessuno potrà rubarci quei 100 minuti nei quali una nazione che ha centinaia di migliaia di giocatori è stata messa in ginocchio dall’Italia, dai nostri ragazzi che hanno avuto il coraggio di guardarli negli occhi e di far vedere che lavorando sodo si può arrivare ovunque.
La sera prima della finale scrivevo ad alcuni amici e alla mia ragazza e ai miei famigliari, dicendo che non sapevo come comportarmi, perché il giorno dopo sarebbe stato uno dei giorni più importanti della mia vita. La risposta che mi fu data da uno di loro fu così : “Se domani è il giorno più importante della tua vita… allora goditelo e divertiti!!!” Aveva ragione.
LA SQUADRA
1 Riccardo Zanni
2 Tommaso Semprini
3 Alberto Tonelli (Capitano)
4 Simone Gasperini (Capitano)
5 Luca Contini
6 Michele Angella
7 Michele Farina
8 Gabriel Cazzola
9 Guglielmo Chini
10 Filippo Simonazzi
11 Gabriele Calarota
12 Gabriele Spisso
13 Arturo Laffi (Capitano)
14 Luca Valentini
15 Marco Dellavedova
16 Massimo Vagliviello (Capitano)
17 Enrico Mastroianni
18 Raffaele Parodi
19 Lorenzo Pavan
20 Luca Tognetti
21 Ruggero Fermariello
22 Francesco Sbrighi
23 Tobias Mine
24 Bruno Mine
STAFF
Davide Morri (Coach)
Andrea Temporin (Coach)
Andrea Mastroianni (Team Manager)
Andrea DI Maio (Fisioterapista)
Vincenzo Lanza (Assistant Coach)
Rocco Di Michele (Preparatore atletico parte in campo)
Marinella Vaccari (Preparatore atletico sala pesi)
Edoardo Trombetti (Preparatore atletico sala pesi)
Tommaso Cuccarolo (Mental Coach)
Gabriele Calarota (Match analysis application)
Quali avventure ci saranno del futuro dell’Ultimate italiano ?
Cosa ci riserba il futuro?
Chi lo sà… ma voi fatevi trovare pronti, sia che siate giocatori sia che siate tifosi.
PS. Nel prossimo anno sportivo la Federazione Italiana Flying Disc sta preparando i progetti per più di 13 nazionali per prendere parte agli Europei su erba e su spiaggia: Under17 – Under 20 – Under 24 (Mista – Open – Women) – Maggiori (Mista – Open – Women) – Master
Cominciate ad allenarvi con serietà e dedizione.
Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...