Pensavo fosse un disco afferrato male invece era una pagina Facebook

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Molti (pochi) si saranno chiesti: “Ma che fine ha fatto Dj Pinu? Non è che ha prodotto una menta un po’ particolare ed è finito nelle patrie galere?”. Qualche settimana fa sono stato invitato ad una grigliata tra amici e nessuno di loro ha osato chiedermi – forse per timore di urtare i miei sentimenti – perchè non avessi più scritto nulla, a maggior ragione dopo l’ultimo pezzo pubblicato che ha inesorabilmente e crudelmente diviso i followers di questo sito (ma riscuotendo un buon successo in termini prettamente numerici). A proposito, so di aver esagerato, ma tutto è a posto adesso, tutto è a posto, la lotta è finita. Sono riuscito a trionfare su me stesso. Ora amo Jovanotti. E sempre forza Eurasia.

Al suddetto evento era presente anche il direttore di questa scintillante testata. Ecco come – prendendo in prestito le parole di una celebre canzone dei furono Elio e Le Storie Tese – mi sono immaginato il nostro mai avvenuto dialogo:

D (direttore): “Ehi guardate un po’ chi si rivede!”

Dj (Dj Pinu): “Ehi, ciao dir…”

D: “Hai la faccia di legno, dove cazzo eri finito?”

Dj: “Ma no, niente, è che c’ho un esame in ballo e poi non son stato molto bene!”

D: “Dimmi cosa hai avuto di preciso!”

Dj: “Mah, m’ha detto il medico c’ho le papille gustative interrotte!”

D: “Eh?”

Dj: “Sì, poi c’ho un gomito, mi fa contatto col piede…”

D: “Cosa?”

Dj: “Mio padre che è rimasto chiuso nell’autolavaggio…”

D: “Prego?”

Dj: “No, no, è che ho una fottuta paura di quelli di Ditadisc…”

D: “Aaaah!”

Già. La pagina satirico-umoristica nata da una falange di itadisc mi terrorizza. Ogni volta che mi veniva mente uno spunto decente per un nuovo pezzo mi chiedevo (è un po’ l’articolo degli interrogativi, questo): “Che modo dissacrante e urticante troveranno quelli di Ditadisc per distruggere pezzo e sottoscritto?”. E la vena creativa si dissolveva. Meglio cento giorni da pecora, mi dicevo, che un giorno da zimbellone del web. Rimani – continuavo – nella tua comfort zone, profilo basso, “fuori piove è un mondo freddo”. E poi questi sono ragazzi svegli, navigati, non c’è confronto, ti massacreranno! Guarda cos’hanno fatto con il fratello del Direttore (https://bit.ly/2MHMX2y), il povero Luciano, smascherato, messo alla gogna mediatica e ancora in Ohio, in attesa di rimpatrio. Che poi, a dirla tutta, le crostatine Pisano sono buonissime. Comunque, non riuscivo a mettermi in discussione, temevo troppo l’impietoso giudizio. Poi ci ho dormito su, o almeno ci ho provato: il simpatico inquilino dell’appartamento di sotto infatti, che deve aver ingoiato un megafono da piccino, è solito tenermi sveglio sostenendo una conversazione – palesemente finta a meno che l’interlocutore sia un muto – dall’ora e mezza alle due ore in cui affronta tutti gli argomenti dello scibile umano, dalla vendita delle spazzole porta a porta fino ai maragli fissi intorno agli autoscontri (altro elemento che mi fa dubitare che siano telefonate vere: con chi cazzo parli di un argomento del genere alle undici e mezza di sera?!). Senza contare lo psicolabile del piano di sopra che più raramente, parte con dei tremendi soliloqui il cui argomento è a dir poco oscuro: anche in questo caso non arrivano risposte se non sussurrate, forse di un genitore che tenta disperatamente di strappargli i fiammiferi di mano. È già successo peraltro che la telefonata di sotto venga immediatamente seguita dalla tragedia di sopra: il che mi fa sospettare che si tratti di una gigantesca quanto geniale presa per il culo riservata ai neo inquilini del condominio.

Ecco perchè insomma ci ho messo un pò, prima di maturare la decisione di tornare. O forse è stata proprio l’insonnia. Fatto sta che non sarà una pagina Facebook a impedirmi di dire la mia. Ci mancherebbe. E che è? Qua pare che ogni cosa uno non si può muovere, e questo e quello…Diamoci una calmata! Oh! Che questo pezzo sia simbolo della lotta contro i giudizi e i pregiudizi, contro il trollaggio (mai avrei pensato di dover scrivere questa parola, vado a lavarmi subito le mani), contro gli ipercritici, contro coloro che non perdono occasione per dileggiare. Che sia scudo per tutti quelli che, senza vergogna, pensano, scrivono e dicono “Cosa vuoi che ti dico” oppure “Credevo che eravamo in di più” oppure “Se era per me” oppure “Se saprei le parole la canterei”; per tutti quelli che usano la k al posto del digramma “ch”; per tutti quelli che mettono l’hashtag a cazzo di cane, anche, ad esempio, all’apostrofo tra l e amore (“#l#’#amore”); per tutti “quelli che… quelli che non possono crederci ancora adesso che la terra è rotonda, oh yeh oh yeh!”. Voi, che v’ignorate (e ignorate un bel po’), state salvando il mondo. In un modo alquanto oscuro, ma lo state salvando. E siccome è un articolo di protesta, anche il pezzo da me scelto è in linea con questo sentimento. Perchè Intro, degli XX, è una canzone senza testo, fatta eccezione per qualche isolato “Haaaaaaa” di sottofondo, sparso qua e là nei due minuti incisi dal gruppo formato da Oliver Sim, Romy Madley-Croft e Jamie Smith. Appartenente all’album d’esordio (XX, 2009), questo bel mix elettropop è in compagnia di altri brani di successo come Crystalised e Islands. Alzate il volume delle cuffie oltre il lecito, ne vale la pena.

Nulla da aggiungere alle belle immagini e alle significative parole scelte dai regaz britannici, grandi appassionati, tra l’altro – quando il caso dice la combinazione – di frisbee. Incredibile, nevvero? Non mi chiedete come io faccia a saperlo, è una storia lunga e anche un po’ triste e proprio non mi va di raccontarla. Magari la prossima o un’altra volta. Grazie per la comprensione.

Intro è la canzone giusta per far trascorrere gli interminabili minuti sul bus, mentre state andando ad allenarvi; è il pezzo da mettere mentre siete seduti sulla panca dello spogliatoio, con l’asciugamano bagnato in testa, giusto qualche istante prima di infilarvi le scarpe e scendere sul rettangolo verde; spacca il culo ai canarini durante il riscaldamento, prepara la battaglia come poche altre mentre provate lanci e prese. Insomma, è il pezzo fatto su misura per voi, voi che non avete paura di sbagliare, voi che ridete di fronte al congiuntivo, voi che non scappate di fronte ad una consecutio temporum. Perchè nel vostro intimo (c’è Chilly) sapete che ride bene chi ride ultimo, che rosso di sera bel tempo si spera e Venezia è bella ma non so se ci vivrei.

Breve sondaggio finale (rispondete commentando su Fb) per chiudere: cos’avrà voluto dire Dj Pinu?

a) come al solito nulla, è ora che la finisca con l’erba, ha già un’età;

b) nella sua distopica visione della realtà, suggerisce una terapia tapioco che mira al raggiungimento di una reale affermazione del significato sul significante, non tralasciando peraltro di tirare in ballo il fondamentale contributo di Eisenstein sulla rivoluzione e Ob-La-Di, Ob-La-Da;

c) Dj Pinu non conosce il congiuntivo e ha i capelli grassissimi;

d) boh, mi sono fermato alla seconda riga, pensavo che era la rubrica “Ma dai!” della Gazza, porcoddue!

È tutto gente. Alla prossima.

Stretcho i flessori, mi lancio nel vuoto, afferro il disco, lo afferro male, mi rompo una falange, nasce Ditadisc.

 

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.