Continuano ad aumentare i giocatori italiani

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All’assemblea federale di novembre sono stati presentati i dati dei tesseramenti 2017/2018. Vediamo nel dettaglio come è aumentato il bacino dei giocatori italiani.

Continua a crescere il movimento italiano. Il primo dato che salta all’occhio è l’incremento di società: siamo passati da 22 a 29 (un incremento del 33%), registrando un record assoluto (nel 2013/2014 c’erano 26 società) e abbiamo finalmente invertito la tendenza dopo il calo degli ultimi anni.

Cresce invece in maniera costante il numero dei giocatori: il nuovo record segna 1.327 giocatori, contro i 1.133 dell’anno precedente (un incremento del 15%).

Il rapporto tra uomo/donna rimane tutto sommato uguale, ora siamo a 926 uomini e 376 donne, mentre se guardiamo l’età, ci accorgiamo che i giocatori junior hanno quasi raggiunto quelli senior (cosa impensabile solo pochi anni fa): i dati ci dicono che abbiamo 534 giocatori U20 e 604 giocatori di età maggiore.

Passiamo ora a guardare le società nel dettaglio.

La parte del leone la fa sempre il Cus Bologna, con 236 tesserati. Al secondo posto abbiamo Rimini con 160. E queste 2 società sono le uniche a raggiungere la tripla cifra. Appena sotto il 100 abbiamo invece Milano (98), i Discobolo (83), gli Alligators (79) e Como (78). Le altre 3 società che segnaliamo sono Torino (64), Imola (47) e Verona (45). Le restanti rimangono sui 20 o 30 tesserati o ancora meno.

Geograficamente, la città di Bologna continua ad avere quasi 400 atleti (un terzo dell’intero movimento) senza contare Imola, mentre la Regione con più società e più giocatori si conferma l’Emilia Romagna, seguita da Lombardia e Veneto.

Se invece allarghiamo gli orizzonti e guardiamo i nostri vicini di casa (Francia, Germania, Gran Bretagna), viene un po’ di sconforto. Le altre nazioni ormai stabilmente vedono il movimento in espansione ma con un bacino di almeno 4.000 praticanti. E la Spagna, che solitamente era un po’ la cenerentola dell’europa occidentale, ci ha praticamente raggiunto a quota 1.000.

Qual è allora il nostro problema? Le società non lavorano abbastanza sulla diffusione? O è la federazione a rimanere ferma? Direi nessuna delle 2. Sicuramente ci sono società più attive di altre (e i risultati si vedono) ma tutte fanno il possibile. E anche la federazione sta investendo molto sullo sviluppo (ultimo traguardo raggiunto è quello di essere entrati dentro ai campionati sportivi studenteschi… e i risultati si vedranno i prossimi anni).

Quindi? La risposta, a mio parere, è semplice: continuiamo a pagare una Italia a 2 velocità (sotto moltissimi aspetti, non solo il frisbee). Mentre le altre nazioni hanno una distribuzione più o meno omogenea sul territorio nazionale, noi stiamo praticamente solo dentro la pianura padana. Tutto il resto è un deserto.

Come mai? Solitamente le squadre nascono da giocatori che si spostano per motivi di lavoro/studio in città che non hanno una squadra e, se il giocatore è particolarmente bravo, cerca di darsi da fare per far nascere una nuova realtà. Solo che in Italia i movimenti di persone sono praticamente unidirezionali: dal sud verso il nord. E dal nord verso ancora più a nord. Quindi bisogna giusto sperare in un miracolo perchè nascano squadre sotto gli appennini, non ci sono molte altre possibilità. Anche perchè poi bisogna creare un mini circuito per fare delle partite contro degli avversari, altrimenti le squadre che nascono rimangono cattedrali nel deserto (Roma e Bari ne sono un esempio).

Sul breve periodo non resta che continuare ad espandersi in maniera capillare in Pianura Padana, sul lungo periodo invece bisogna puntare su alcune regioni (Toscana e Marche???) e provare a spingere lì per poi procedere verso sud. Come a Risiko, conquistando un territorio alla volta con i carri armati.

Oppure aspettare un’onda dall’estero (tipo olimpiadi o partite americane trasmesse in Tv) che possano creare interesse a livello nazionale.

Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...