La storia segreta del frisbee nell’arte: Sulla città

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Apatìa. L’apatìa è “l’incapacità prolungata o abituale di partecipazione o di interesse, sul piano affettivo o anche intellettivo”. Esempio:

“Ultimamente noto in Evaristo un certo grado di apatìa. Sarà per il nome di merda che gli hanno messo i genitori?”

Oppure:

“Apatìa, apatìa per piccina che tu sia rimani pur sempre una patologia”

Senza emozione. La vita ti scorre davanti e tu non riesci a fare altro che viverla, un treno senza fermate sui binari della routine. Perdi di vista gli amici, gli affetti e le cose piccole, che una volta ti piacevano un sacco. Ad esempio scrivere su itadisc per un pugno di affezionati che fino a qualche mese prima ti facevano sentire qualcuno, vivo, importante. Sembra che il tempo non sia mai abbastanza e quel poco che rimane non puoi certo sprecarlo per buttare giù due cagate senza senso. A che pro? Per chi? Cucù! Tutta colpa di questi ritmi folli, del logorio della vita moderna. E di Netflix. Ah, guardi signora, non mi faccia parlare di Netflix! Ai miei tempi si che facevano delle ficsion con la f maiuscola! Non tutto sto sesso, ste droghe, sti robot, sti strenger zings! Ma va là! Un medico in famiglia, quella era una soap! Provaci ancora Pino, La bambina e il capitanoCaprera! Eh, altri tempi… Comunque sono stato talmente apatico che una sera ho lasciato, per inerzia, su Raitre mentre stava cominciando Un posto al sole. La scena che mi si è parata innanzi era la seguente: un uomo, cintura nera di colesterolo cinque menti, chiama una donna per comunicarle che non sarebbe stato presente al battesimo di un non ben specificato bambino; lei, prima pare accettare con indifferenza la notizia ma, non appena termina la chiamata, scoppia in un pianto disperato, del tutto ingiustificato visto la scarsa avvenenza dell’esemplare maschile in questione. Vabbè, de gustibus eccetera. Il livello di recitazione era talmente basso che un malore ha colpito, nello stesso momento, Edoardo Leo, Asia Argento e Vaporidis. Un ecatombe in pratica. Su di me, invece, ha ottenuto l’effetto contrario, risvegliandomi dal torpore.

“Ma come – mi son detto -, tu che una volta hai persino incrociato Fabio Troiano in centro a Torino, tu che hai conosciuto Kasia Smutniak grazie ad un’amica costumista, tu che hai fatto i complimenti, dal vivo, al batterista dei We Were Promised Jetpacks, ti sei ridotto in questo stato? Tu quoque, Dj Pine?”

Mi sono affidato a quel luogo meraviglioso che è Internet per superare definitivamente questa brutta fase della mia vita e mi sono imbattuto in Efficacemente: non sapete quanto mi ha aiutato quel titolo, “Apatia: cosa fare quando non hai voglia di fare niente“. Ma, dulcis in fundo, la spinta finale mi è stata data dall’amico Fabio Volo con la sua fantastica

Nel cuore avevo la spina di una passione, sono riuscito a togliermela e adesso non sento più il mio cuore”

Probabilmente sarebbe bastato un “Rieccomi“. Ma non è nel mio stile.

È con un misto di piacere, gratitudine e filautìa quindi che torno per inaugurare una nuova rubrica. O meglio, è sempre la stessa, ma non vi parlerò più di musica: ne capisco troppo poco, sono rimasto a dieci anni fa se non di più e c’è chi lo fa veramente molto bene, con competenza e passione. Discutendone con l’eccellentissimo direttore di questo fantastico sito, siamo stati concordi nel concentrare i nostri sforzi sull’attualità. Ma attualità è una parola: un conto è pronunciarla, un altro è scriverla. Mi dicono che è la stessa cosa. Vabbè, non importa. Quello che intendevo è che non è facile trovare spunti in questa bulimia di informazioni, qualcosa di davvero originale e che non sia stato ripreso da un milione di testate online. E allora, come diavolo si fa?

Si fa del cubismo, vale a dire si mette un po’ di questo e un po’ di quello – un collage direbbero loro, i cubisti – ci si allontana il giusto per godersi l’insieme, ci si prende la mascella nell’incavo della mano, si fa la faccia concentrata, non ci si capisce niente ma si pensa che se è stato fatto un motivo ci doveva pur essere quindi funziona, è persino bello se lo osservi con più attenzione. Oh, chiariamo, massimo rispetto per i cubisti: Il bacio di Kandisky è un capolavoro assoluto, eh, non scherziamo! È però innegabile che le cose che non capiamo un po’ ci affascinano (io mi arrapo quando vedo un’equazione di secondo grado, ad esempio). Ed ecco perchè vado finalmente a parlarvi di Marc Chagall, uno che col cubismo non è mai andato troppo d’accordo; uno che sprizzava gioia da tutti i pori, tant’è che il suo motto era “Io sono nato morto”; uno che, ci crediate o no, amava il frisbee e non perdeva occasione per far volare “cose”: lo testimonia uno dei quadri più famosi, La passeggiata, in cui cerca di lanciare sua moglie Bella Rosenfeld oltre la end zone ma lei, lesta, riesce a rimanergli aggrappata, facendo sfumare una possibile meta. Ne L’uomo gallo sopra Vitebsk, l’artista russo-francese fa librare in volo uno strano essere che descrive una lunga traiettoria nel cielo sopra la propria città natale: il quadro fece enorme scandalo e mobilitò gli animalisti di mezza Europa; per fortuna il buon Marc chiarì immediatamente che nessun gallo era stato costretto a posare per ore e che aveva invece fatto indossare una maschera di gomma (questa) a sua moglie Bella (che poco dopo, non è chiaro il motivo, lo lasciò per mettersi con l’uomo gallo). Il tema del frisbee torna prepotentemente in un altro celebre dipinto, ovvero Sulla città: siccome questo vizio di lanciare, specialmente le persone, cominciava ad essere un tantinello pericoloso per l’incolumità degli abitanti di Vitebsk, Chagall provò a far pace con consorte e cittadinanza dipingendo questa scena idilliaca, onirica, fantastica, in cui avvolge la bella Bella in un tenero abbraccio, come se fosse lui – per una volta – a volare e a trascinare con sé l’amata consorte. Questo è quello che leggerete nei libri e su internet o che sentirete alla televisione o da qualche parente professore di storia dell’arte. Quello che non sapete e che i maledetti non vi dicono è che non si tratta del dipinto originale: prima di essere cancellato infatti c’era un piccolo ma significativo dettaglio in più, che non ha bisogno di presentazioni. Il disco volante non cambia comunque il senso dell’opera: c’è il desiderio di raggiungere, insieme, un obiettivo comune; c’è amorevole protezione e cieca fiducia; c’è qualcuno che probabilmente cadrà e un altro pronto a risollevarlo. Bella capì il messaggio e tornò a casa, l’uomo gallo non potè far altro che abbassare la cresta. E se guardate il quadro completo (al link sopra) potrete notare che Chagall si prese su quest’ultimo una piccola rivincita: quello che piange in basso a sinistra, davanti alla staccionata altri non è che il pennuto umanoide.

È tutto per questo appuntamento con la storia segreta del frisbee nell’arte, la spettacolare rubrica di Dj Pinu che torna in una veste rinnovata. La rubrica, Dj Pinu non si cambia da mesi, troppa fatica. Alla prossima.

Mi alzo dal divano, aspetto che passino i crampi ad entrambi i flessori e afferro l’uomo gallo.

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.