La storia segreta del frisbee nell’arte: San Giovanni Battista

È un giorno triste, quello in cui mi accingo a scrivere. È infatti venuto a mancare Mattia Torre: io che macino tutte e tre le stagioni di Boris a cadenza praticamente semestrale, sono rimasto F4 quando un amico me lo ha comunicato via Telegram. Un geniale sceneggiatore, commediografo e regista che se ne va. La vita tristemente continua, domani il sole sorgerà e una mano lancerà un disco che una seconda mano afferrerà. Fondu al nero.

Asciugo la lacrimuccia e inizio scusandomi per un marchiano refuso nell’articolo della volta scorsa (La storia segreta del frisbee nellarte: Sulla città): il famoso dipinto “Il bacio” non è di Kandisky ma di Malevič; e poi non è cubista ma impressionista. Scusate davvero, siete stati carini a non farmelo notare e a non protestare su Facebook, grazie per la comprensione.

In questi giorni si fa un gran parlare dello sbarco dell’uomo sulla Luna, manco fosse un qualche anniversario. Sta invece passando in secondo piano la vera notizia, vale a dire il tradimento di Clizia Incorvaia: giuro che non avrei mai creduto che Clizia potesse tradire Francesco Sarcina, per di più con Riccardo Scamarcio. Ma dimmi te. Oh, per quanto impegno uno ci metta non si finisce mai di conoscere le persone. Cioè io Clizia la conosco da quando era alta così. E ricordo che già allora pensavo: “Ma chi cazzo è Clizia Incorvaia?”. Su Scami invece non ho mai avuto dubbi, si vedeva che era un opportunista, uno che tramava nell’ombra, il classico che passa per angioletto ma in realtà è il peggio della compagnia. Io e lui siamo stati anche compagni di banco e mi ricordo che – per dire il grado di mente criminale – faceva in modo di auto lanciarsi le palline di carta per far incolpare quelli seduti dietro. Pazzesco. Sono infine molto dispiaciuto per Sarcina, vittima impotente se ne esiste una: si riprenderà, è un tipo tosto, tornerà quello di una volta. Questa è dedicata a te Francesco, se mi si permette la citazione.

Ma basta gossip, siam venuti fin qua per di cultura parlar. Oggi vi parlerò del sommo Leonardo Da Vinci, un nome che non ha bisogno di presentazioni. Stiamo parlando dell’uomo che ha ideato il primo elicottero, ha inventato il treno partendo da una bislacca descrizione di Troisi e Benigni, ha dipinto opere celebri in tutto il mondo. È stato precursore, visionario, ingegnere, artista, scenografo, musicista. Un mostro, un totem. Un Jovanotti rinascimentale praticamente. Tra le migliaia di cose che il caro e vecchio Da Vinci ha fatto, c’è San Giovanni Battista, un olio su tavola di noce realizzato tra il 1508 e il 1513 ed attualmente conservato al Louvre di Parigi. Vi si apprezza un giovanissimo e riccioluto San Giovanni che, secondo la lettura comunemente accettata, indica la croce la Croce che tiene in mano ed il cielo. Permettetemi una fragorosa risata. Ma fatemi il piacere. Mi pare ovvio che a questo dipinto manchi qualcosa, è palese che un particolare è stato rimosso. Non ci ho dormito su, ho scavato per giorni non facendo altro che dissotterrare dello sterco ma alla fine, dopo aver speso un tot di bitcoin nel deep web, ho ricevuto una mail anonima, con questo allegato:

 

Ops, questo è imbarazzante. Ho sbagliato allegato. Intendevo questo:

San Giovanni compie senza inganni un trick utilizzando un rozzo disco di terracotta. Ma quale croce e quale cielo. Lo dice quello sguardo malandrino e sornione: il santo si sta bullando della propria abilità, avvolto nella sua pelliccia di visone, in attesa del primo camionista di passaggio. Cos’è questo complotto internazionale contro il frisbee? A chi fa paura? Perché continuano a cancellare le tracce e a darci spiegazioni preconfezionate? Sono arrabbiato, un bel po’. Darei una testata a Clizia Incorvaia in questo momento.

Ok, ho sbollito. Ci sono, tutto in ordine. Siccome poi dicono che qui ci inventiamo le cose, c’è un riscontro storico, reale: l’Anonimo Gaddiano, un manoscritto di valenza storica assoluta, conservato presso la Biblioteca Centrale Nazionale di Firenze, descrive così quell’uomo eccezionale

Hebbe bellissime inventioni, ma non colorì molte cose, perché si dice mai a sé medesimo avere satisfatto, et però sono tante rare le opere sue. Fu nel parlare eloquentissimo et raro sonatore di lira […] et fu valentissimo in tirari et in edifizi d’acque, et altri ghiribizzi, né mai co l’animo suo si quietava, ma sempre con l’ingegno fabricava cose nuove.

Fu valentissimo in tirari e altri ghiribizzi. Chi è che tira e fa ghiribizzi? I frisbeesti, esatto. La leggenda oltretutto narra che regalò un disco di terracotta da lui foggiato a suo fratello Pandolfo, sempre molto triste per via di quel nome di battesimo. Pioniere straordinerio, anche nello sport. E poi che maestria nel dipingere il vorticoso movimento del disco. Che tratto. Che padronanza.

È nuovamente tutto. Continuate a seguirci. E non perdete di vista il triangolo Incorvaia-Sarcina-Scamarcio perché è roba forte e promette scintille.

Stretcho i flessori e afferro il Man Up.

Dj Pinu
Dj Pinu

Dj Pinu "è un prodotto della mente. Anzi, ha prodotto della menta ma non era autorizzato per cui l'hanno imprigionato". Ultratrentenne, bolognese di adozione, pur sapendo poco o niente di musica, ha sempre desiderato scriverne. Il sogno - si vocifera solo perchè amico del direttore - si è finalmente avverato.