Chi è il primo italiano ad aver giocato in AUDL?

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Lo abbiamo già intervistato nella rubrica “Italiani all’estero” ma stavolta l’articolo è per il suo esordio in AUDL: parliamo del giovane talento riminese Matteo Focchi.

La stagione 2019 dell’AUDL (la lega semiprofessionistica americana) si è conclusa a fine agosto e, per noi italiani, sarà ricordata per essere stata la prima edizione con un italiano in campo: Matteo Focchi. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare com’è andata l’esperienza e alcune curiosità.

P: Come sei entrato in una squadra dell’AUDL?
M: E’ stato il mio primo anno di AUDL: ho giocato nei Cannons, la squadra di Tampa Bay, l’unica squadra in Florida. Per selezionare i giocatori vengono fatti dei tryouts stile basket: prima fanno fare dei test atletici (salti da fermo e con rincorsa, scatti nelle serpentine, scatti ecc), poi ti guardano durante gli esercizi e la partita. Dopo questo primo tryout aperto ce ne sono stati altri chiusi solo per i vari selezionati: se al primo tryout aperto eravamo in 120, in quelli chiusi eravamo 40 di cui solo 10 sono stati presi. Tra questi sono rientrato anch’io. Il resto della squadra era stata confermata dall’anno precedente, stagione non chiusa nel migliore dei modi (solo 2 vittorie su 16 partite).

P: Parlaci un po’ dei tuoi compagni di squadra.
M: Qua in Florida l’ultimate non è molto sviluppato come in altre zone e i vari giocatori provengono da diverse parti dello stato: probabilmente viviamo anche a 5 o 6 ore l’uno dall’altro. Dopo i tryout abbiamo avuto da gennaio a febbraio tutti i weekend allenamento (1 o 2 giorni) in cui ci si trovava e ci si allenava tutto il giorno. E’ stato molto faticoso anche perchè facevo con altre 2 persone circa 4 ore di auto per raggiungere il campo. Durante la stagione invece non era possibile fare allenamento insieme e c’erano solo le partite nel weekend, e ogni giocatore si allenava giocando nelle proprie squadre universitarie e facendo dei programmi mirati di preparazione atletica. Vista la situazione è comprensibile che non ci si conosca molto in squadra e la chimica tra giocatori non è facile da creare.
L’ambiente poi è particolare perchè c’è parecchia tensione in squadra e tutto è finalizzato alla vittoria, usando anche dei trick come il raddoppio sul disco quando il giocatore è sulla linea (in AUDL si può raddoppiare l’uomo col disco).

P: Com’è giocare in casa nel proprio stadio con il pubblico che ti incita?
M: Per vedere le partite è molto facile, ci si presenta allo stadio e si pagano i 5 dollari del biglietto. Di base ci sono stati circa un centinaio di spettatori a partita. Non sono molti perchè la squadra ha cambiato stadio di gioco 2 anni fa (quasi 1.000 chilometri di distanza) e stanno lavorando per creare il pubblico.

P: I giocatori della squadra hanno un contratto?
M: Tutti i giocatori sono sotto contratto, il compenso è circa 50 dollari a partita: ci sono 30 giocatori totali, 20 dei quali vengono attivati nel roster ogni settimana per le partite in programma. I 10 esclusi vengono chiamati solo in caso di infortunio o altro, e vengono concessi fino a 30 minuti prima della partita per fare delle modifiche al roster.

P: Quali sono le differenze con l’ultimate normale?
M: Oltre al raddoppio sul disco, un’altra regola molto diversa riguarda il tempo: la partita finisce esattamente alla sirena e se il disco è in volo bisogna aspettare che cada o venga preso da un giocatore a contatto col terreno (è possibile fare greatest per tenere il disco vivo sulla sirena): così negli allenamenti abbiamo lavorato moltissimo sulla gestione del tempo negli ultimi 30, 15 e 10 secondi della partita. All’inizio mi sembrava un po’ una cavolata ma in partita si è rivelato fondamentale.

P: E per quanto riguarda l’arbitro?
M: E’ stata la prima volta che giocavo con gli arbitri, avevo già giocato con gli observer ma è diverso: gli arbitri vengono portati dalla squadra di casa, noi ad esempio ne abbiamo 4 e ne giocano 3 a partita. All’inizio mi veniva automatico contare i secondi quando andavo a marcare sul disco ma non serve farlo (non è una infrazione) ma l’abitudine era difficile da eliminare. Poi ogni volta che c’è un fallo devi avanzare o arretrare e aspettare che l’arbitro fischi per riprendere il gioco.

Per chi volesse conoscere meglio Matteo Focchi, a questo link la precedente intervista.

 

Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...