Depressione post-torneo

Avete presente quella sensazione che… beh, secondo me ci siamo già capiti. 

La si prova sempre dopo un torneo, anche se siamo arrivati ultimi, anche se abbiamo fatto pietà in campo, anche se ci siamo persi il party perché avevamo troppo sonno. 

È inevitabile, è una sensazione che ti assale senza pietà, senza distinzione di sesso, religione, età, ruolo in campo. E ti colpisce in particolare se il giorno dopo devi andare a lavoro o a scuola, e stare seduto su quella sedia. Mentre cerchi di non piangere per i dolori muscolari. 

Avresti ancora voglia di tuffarti, di lanciare, di scattare, di sentire i tuoi compagni che ti urlano il lato di marcatura perché continui a sbagliarlo, oppure che ti insultano per l’ennesimo Berna. Non importa. Tu, oggi, non vorresti essere lì dove sei, ma vorresti tornare in quel “non luogo senza tempo” e assaporare quella magica atmosfera che circonda ogni torneo.

Scherzare con i tuoi compagni di squadra, giocare, guardare gli altri giocare, studiare gli avversari, preparare la strategia, controllare il campo e l’orario in cui sia gioca, maledire gli organizzatori perché hanno messo troppe partite, poi maledirli perché ne hanno messe troppo poche, infine maledirli perché giochi sempre troppo presto la mattina. Tipo a mezzogiorno.

E poi riscaldamento, partita, streching; riscaldamento, partita, streching; riscaldamento, partita, streching… tutto in loop, come quando ascolti quella canzone fichissima all’infinito. 

E la sera poi arriva il party, e puoi finalmente provarci con quella ragazza con le chiappe di marmo e il numero 69… o era il 96? Oppure cercare quel tipo col capello strano e gli occhi azzurri per dirgli quanto era carino.. dai quello della seconda partita, dove abbiamo perso… o era la terza partita?
Cacchio, non ricordo bene… cosa faccio? Mi accontento di quest* che mi sta pedinando da inizio cena o vado alla ricerca della mia preda?

Meravigliosi dubbi… altro che dover stare su quella sedia a scegliere se per risolvere le equazioni di secondo grado serve il present perfect o l’ablativo; oppure se per i grafici a torta di excell bisogna aver visto almeno una puntata di Masterchef.

Tanto sbagli comunque, perché la domanda è mal posta (come diceva il mitico Guzzanti). Tu volevi chiedere: quando si parte per il prossimo torneo?

 Insomma, tutto per un disco di plastica.

Piero Pisano
Piero Pisano

Appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente: tutto per un disco di plastica