Mondiali Beach: facciamo il punto della Open con Edoardo Trombetti

Sono passati alcuni giorni dalla fine dei mondiali beach: abbiamo chiesto ai capitani/allenatori delle squadre italiane di fare un bilancio dell’esperienza appena passata. Iniziamo con la Open, e con Edoardo Trombetti.
E: <La Nazionale​ Open Beach si è classificata ultima al Mondiale a Royan, deludendo forse le aspettative riposte dalla comunità frisbeestica italiana. Ma è veramente un brutto risultato?
Al momento delle selezioni è stato​ subito chiaro che non si sarebbe trattato di una nazionale corazzata, come quella che sconfisse nel 2011 gli Usa e che contava tra le sue file giocatori come Morri, Pagano, Calanca, Mambelli, Gavelli (solo per citarne alcuni). Praticamente tutti i giocatori di serie A erano già coinvolti in altri progetti, vedi U24, U20, US Open. Dopo aver scelto i giocatori più forti per la Mixed, diversi giocatori si sono ritirati dal progetto. La commissione nazionali ha discusso a lungo, ma alla fine ha deciso di inviare la squadra. Da un momento all’altro mi sono ritrovato capitano/allenatore di un gruppo che non conoscevo.
Le possibilità di allenarsi assieme erano davvero poche: la prima esperienza è stata il Paganello, dove ognuno di noi ha dato il massimo, arrivando a giocare una partita pressoché perfetta in finale contro gli Zamperl, persa solamente per un paio di imprecisioni.
Forzando la mano, abbiamo organizzato due raduni a Rimini, di cui uno il giorno prima dell’ultima tappa di campionato. Eravamo tutti presenti, persino i 3 giocatori di Torino, l’umore alto e le aspettative che crescono con l’affinarsi delle sintonie.
Siamo partiti per il mondiale, ognuno con le proprie speranze e aspettative. La prima giornata è iniziata bene, vincendo una partita contro Curier Island, ma che ci ha visto perdere allo universe contro la Nuova Zelanda dopo una partita agguerrita.
In seguito abbiamo avuto solo partite difficili. Francia (3°), Australia, Irlanda (che ha battuto GB), GB (2°), Filippine (4°), Germania e Svezia. Ce la siamo giocata alla pari con il Belgio, con un’intensità e cattiveria superbe abbiamo portato la partita sul 7-3 per noi, crollando però sul finale. La partita con l’Estonia è stato l’inizio della fine, il nostro livello tecnico è degenerato, abbiamo sbagliato diverse prese regalando di fatto una partita che era da vincere.
Gli ultimi due giorni con Polonia, Singapore e Giappone avevamo il morale e le energie a terra, e il vento ci ha messo in grossa difficoltà.
Queste tre partite sono state però l’occasione per far ruotare le linee il più possibile, consentendo a tutti di portarsi a casa un bagaglio di mete giocate fondamentale.
Durante il cerchio finale con i Giapponesi mentre i miei compagni cantavano O Sole Mio a squarciagola, mi sono preso un momento per guardarli in faccia. Porteranno sicuramente la loro esperienza dentro le loro squadre, faranno sicuramente crescere il movimento, di questo ne sono certo. Ho già partecipato a una spedizione del genere due anni fa con l’U24, e da allora ho visto figure come Marco Dallavedova, Gabriele Calarota, Valerio Levizzani, Michele Farina e dai, mi ci metto anch’io, impegnarsi sempre di più nel movimento con passione.
Ecco, nel cerchio ho ripensato alle gag di Carlo “Cinghia” Benassi ed Enea Pesaresi, agli sbrocchi di Arturo “Chube” Franchini, alle confessioni di Alberto Cesano e Valerio Aiello, alle storie di vita di Tommaso Cortesi e Filippo Bonali, alle risate di Enrico Bianchi, alla meta di Carlo Ometto contro i le Filippine, agli intercetti di Andrea Leonardi, i consigli da team manager mancato di Samuel Salini, la fiducia che Sebastiano Galiazzo si è guadagnato sul campo, le uscite di Luca Fratton, ai discorsi di Giulio Cortellini. E mi sono commosso>.
Piero Pisano
Piero Pisano

Appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente: tutto per un disco di plastica