I 6 tipi di “pullatore” che ogni squadra si ritrova

Il pull: tutto parte dal pull. Il primo lancio, quello che ha aperto la nostra prima partita in una malandata palestra di scuola media, quello che ha aperto la nostra prima partita ai Campionati Italiani, quello che ha aperto la prima partita dei mondiali e che tra qualche anno aprirà la prima partita di ultimate nella storia delle Olimpiadi. Ogni giocatore ha diverse teorie sul pull. In effetti il pull è un po’ come la carbonara: non ne ho mai mangiata una uguale all’altra. Però c’è quella che viene bene e c’è quella che… vabbè, ci hai provato. Andiamo a scoprire i sei tipi di pullatore (neologismo:  giocatore deputato al lancio iniziale durante una partita di ultimate) con cui ogni squadra si ritrova a fare i conti.

1. Il cecchino
“Chi pulla?” Silenzio assordante. Una nuvola oscura il sole: una figura si staglia sulla linea di meta (mancherebbero solo la macchina del fumo e una musichetta stile wrestling). E’ il cecchino, il professionista del pull. Senza tradire la minima emozione afferra il disco, si china, strappa qualche ciuffo d’erba per controllare la direzione del vento. Rincorsa essenziale, un ghigno si dipinge sul suo volto e… Pull fu. Colpo perfetto, disco in fondo alla meta. E il gioco comincia.

2. Il sicuro di sé (troppo)
Se doveste stillare una lista di persone a cui affidare il pull più importante della meta più importante della partita più importante della stagione, probabilmente accodereste questo personaggio al vostro cuginetto di 10 anni o alla vostra nonna di 70, i quali, per quanto ne sapete, almeno potrebbero fare una figura più dignitosa della sua. Il sicuro si sé ha un passato costellato di pull infruttuosi, al limite della decenza, ma ogni volta si presenta sulla linea con la stessa espressione da persona che sa quello che fa: “Non vi preoccupate, stavolta non sbaglio”. E ogni volta, dopo una serie di vani tentativi per dissuaderlo, lo accontentate. E pull fu… “Una parabola a rientrare”, assicura lui. Ma quella parabola non rientrerà mai.

3. Quello che pulla di tredita
Una delle razze più incomprese di giocatore. Di solito è un buon pullatore quando si tratta della forma “canonica” di lancio: un’eccessiva esposizione all’ultimate d’oltreoceano e ai video di Brodiecoso21 ha modificato la sua area cerebrale deputata all’esecuzione del pull. E lo si vede estrarre dal fodero la pistola del tredita, prendere la rincorsa con le gambe già larghe, come un cowboy pronto a colpire, inchiodarsi di botto… E pull fu. Gli esiti possono essere molteplici: i due più ricorrenti sono una rasoiata che ucciderebbe qualsiasi essere vivente sulla sua traiettoria; oppure una parabola talmente storta da incurvare anche lo spazio-tempo. In ogni caso il lancio arriva a metà campo.

4. Il novellino
Dopo che il brusio post-meta segnata si acquieta, spavalda risuona la voce del novellino: “Posso provare a pullare?” Alla domanda “Hai mai provato in allenamento?” la risposta è: “No, ma ho imparato guardando i video su Youtube”. C’è sempre una prima volta… e pull fu. Oltre a tutta la possibile ironia sulla questione, guardiamoci un secondo in faccia e cerchiamo di essere onesti: chi ha fatto un pull degno della sufficienza al suo primo tentativo?

5. L’esotico
L’esotico è un pullatore atipico: per le prime cinque o sei volte ha pullato di rovescio, poi è passato a qualche tredita. In seguito si è dato a una varietà non identificabile di lanci diversi per tentare di spedire il disco verso gli avversari. Lame, hammer, dischi al contrario, scoobers, lanci col pollice. E’ parente stretto del “sicuro di sé”: nove volte su dieci i lanci di questi due tipi di giocatori condividono lo stesso esito. E pull fu… E ci si trova a difendere un attacco a due metri dalla meta.

6. La trottola
Matematica, fisica e ingegneria applicati al frisbee: la trottola ha escogitato il modo di scagliare il disco lontanissimo grazie a un moto rotatorio del proprio corpo, che imprime all’oggetto molta più forza. Fatto sta che “la trottola” (non me ne voglia chi si riconosce in questa categoria) mi ha sempre suscitato una certa ilarità, quantomeno nel tentativo di applicare all’ultimate un movimento che ho sempre trovato molto difficile da scomporre e analizzare (onore alle trottole che pullano bene). E che, se eseguito in maniera scorretta, dal campo 7 può spedire il disco tra le mani dei giocatori del campo 1. E pull fu.

Piero Pisano
Piero Pisano

Appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente: tutto per un disco di plastica