Intervista a Sandro Soldati: “L’Italia è rispettata per il suo impegno nello sviluppo”

Durante il mondiale di beach ultimate tenutosi a Royan, Francia, lo scorso giugno, si è tenuta un’importante assemblea da parte della World Flying Disc Federation (WFDF) a cui il presidente della federazione italiana, Sandro Soldati, ha partecipato in rappresentanza dei nostri colori. Un momento di cruciale importanza per quanto riguarda il confronto, il dialogo e il dibattito, nella direzione di una crescita comune e armoniosa delle discipline praticate col disco in tutto il globo. Abbiamo parlato di questa importante riunione proprio con Sandro Soldati, che poi ha commentato la prestazione dell’Italia durante il mondiale.

L: Andiamo subito al sodo: di cosa si è parlato nel corso dell’assemblea WFDF?
S: Ad aprire la riunione è stato Robert Rauch, presidente della federazione mondiale. Il movimento è in crescita, il primo punto all’ordine del giorno è stata l’introduzione dei nuovi stati federati: il numero complessivo di nazioni affiliate si aggira intorno alla settantina. Il punto più rilevante a livello burocratico è sicuramente l’avvertimento rivolto a ogni singola nazione ad avere un solo organo federale di riferimento per tutte le discipline praticate col frisbee, dal momento che capita di avere diverse discipline con diversi organismi. E’ proprio il CIO a chiederlo: centralizzare il controllo di tutti gli sport praticati col disco è essenziale nell’ottica di un dialogo più semplice e concreto con il Comitato Olimpico. Oltre al riconoscimento del CIO, durante l’assemblea è stato riportato il riconoscimento da parte della FISU, la Federazione Internazionale Sport Universitari: una notizia importantissima, soprattutto in vista delle Universiadi del 2019, che si terranno proprio nel nostro paese, a Napoli. Altra questione affrontata è quella dell’antidoping: è stato chiesto a ogni federazione di dotarsi di un organo di controllo di questo aspetto, parimenti essenziale nell’ottica della partecipazione a manifestazioni di rilievo come le Olimpiadi.

L: A che punto è la Federazione italiana alla luce di quanto è emerso dall’assemblea?
S: Si sta lavorando su tanti frangenti. Per quanto riguarda l’unificazione di tutte le discipline praticate col disco stiamo agendo bene: sono stati presi i contatti con la ASD che riunisce i giocatori di disc golf del nostro paese, si sta cercando di trovare un punto di contatto con il freestyle. Riconosciamo la necessità della richiesta e faremo del nostro meglio per mostrare una Federazione compatta e coesa. Si terrà sicuramente conto della creazione di una commissione antidoping. Per quanto riguarda le Universiadi, il traguardo raggiunto dall’inclusione dell’ultimate in questo evento porta a ribadire l’importanza dell’impegno nel diffondere lo sport all’interno delle università, al fine di riuscire a partecipare alla manifestazione con una rappresentanza competitiva.

L: Quali sono i punti di forza della nostra Federazione?
S: Da quanto emerso a Royan ho capito che l’Italia, quando si parla di ultimate, è una nazione rispettata, tanto più se ci si sposta nell’ambito Junior. Il nostro paese è ricco di realtà che hanno lavorato nella direzione della diffusione del nostro sport e il disco passa dalle mani di sempre più bambini, adolescenti, giovani. Merito anche del lavoro della Commissione Sviluppo, che fa capo a Matteo Mambelli, che è stato in grado di applicare ottime strategie per promuovere l’ultimate in tutto il paese. A proposito di settore junior, grande soddisfazione è arrivata dalle nostre rappresentative nazionali Under20 e Under17 maschili e femminili che in Olanda hanno ottenuto ottimi risultati, in particolare l’oro della U20 maschile, segno che dietro c’è stato un lavoro importante, fatto con dedizione e abnegazione. Inoltre, come non menzionare il successo di Davide Morri e dell’Italia nel progetto “Train the Trainer”: Davide è stato scelto come guida e preparatore degli allenatori di paesi in cui l’ultimate è in via di sviluppo; infine, il manuale su cui questi tecnici saranno formati è stato scritto dalla collaborazione tra Davide Morri, Edoardo Trombetti e Bruno Mine in qualità di traduttore all’inglese.

L: Parliamo del mondiale beach andato in scena ormai più di un mese fa: quali considerazioni si possono fare?
S: Ho avuto modo di passare del tempo con i giocatori. Ho letto sui loro volti espressioni contrastanti: da una parte l’orgoglio per aver fatto parte di una rappresentativa nazionale; dall’altra la delusione nella consapevolezza che si sarebbe potuto fare qualcosa di più. Sono convinto che sia stata per tutti i partecipanti un’importante occasione per mettersi in gioco, per guadagnare esperienza da riportare a casa, nei club, sempre con l’obbiettivo di un futuro improntato alla crescita di tutti. L’Italia non può esimersi dal presentare le proprie nazionali ad eventi di tale importanza, soprattutto qualora si svolgano entro i confini europei.

Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...