Italiani all’estero. Intervista a Matteo Focchi dagli Usa

E’ uscito dal circuito qualche anno fa, ma era una delle giovani promesse dell’ultimate italiano. Stiamo parlando di Matteo Focchi, giocatore emerso dal bacino di Rimini che attualmente vive negli Stati Uniti. Lo abbiamo contattato per raccontarci la sua esperienza oltreoceano.
P: Quando hai iniziato a giocare?
M: Ho iniziato a giocare a frisbee all’età di 16 anni quando, insieme ad amici di infanzia, abbiamo deciso di fondare una squadra, i Lemon Soda Drinkers, squadra giovanile che si posizionò seconda alla sua prima partecipazione ai campionati junior perdendo allo universe contro i Jokers.
Dopo alcuni bei risultati con i Lemon Soda Drinkers e la nazionale junior, gran parte di noi sono andati ad allenarsi, ed in seguito a giocare, per il Cotarica. Qui ho giocato quattro stagioni fino a quando non mi sono spostato negli States.
P: Perchè sei andato in America e dove esattamente?
M: Nel 2014 dopo essermi laureato ho, a malincuore, deciso di trasferirmi negli USA (Boston), per un master. Il college che ho frequentato, chiamato Merrimack College, ha una squadra nella seconda divisione americana (D III). Qui ho giocato due anni, sempre fermandoci ai regionals universitari. Durante la pausa estiva del 2016 ho anche giocato per un club, Magma Bears, squadra di New York di livello regionals. Nel 2017 infine mi sono trasferito a Miami dove l’ultimate non è sviluppato come potrebbe. Partecipo a qualche pick up in attesa di trovare una squadra ben organizzata con cui potermi allenarmi.
P: Quali sono le prime differenze che hai percepito quando sei arrivato?
M: Mi ricordo appena arrivato a Boston, ancora prima di iniziare il master, che andavo a giocare un pick up a Harvard. Qui solo per passaparola si riunivano all’incirca cinquanta persone, riuscendo a giocare su tre diversi campi e il livello era abbastanza competitivo. Era sicuramente un colpo d’occhio molto stimolante e diverso dalla realtà italiana. Per quanto riguarda il livello di gioco universitario di seconda fascia, posso dire che non è altissimo. Una squadra di bassa classifica di serie A italiana potrebbe arrivare alla fase finale. La storia cambia notevolmente quando si gioca la prima divisione: qui giocano i migliori giocatori americani ed il livello è veramente altissimo. Nello stile di giocare ho notato, almeno in seconda fascia universitaria ed anche a livello di sectional per club, che le squadre hanno una tattica poco sviluppata. Si gioca quasi sempre stake, si forza sempre sinistra e l’attacco per la maggioranza gioca nel lato aperto senza cerca di forzare il gioco sul lato chiuso. Bisogna anche sottolineare che le squadre si basano molto sulla forza individuale dei giocatori piuttosto che nella tecnica e nel gioco di squadra. In Italia si variano molto più le tipologie di difesa e l’attacco ha più soluzioni una volta che la difesa prende le misure.
Piero Pisano
Piero Pisano

Appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente: tutto per un disco di plastica