EUGEM: il nuovo progetto della EUF per la gender equity

E’ stato presentato ufficialmente l’8 marzo, il giorno della festa della donna. Vediamo nel dettaglio cos’è il progetto EUGEM con questa intervista ad Anna Ceschi.

Con l’obiettivo di aumentare il numero di giocatrici di ultimate e avere una migliore gender equity nel nostro sport, l’EUF (federazione europea) ha lanciato il progetto EUGEM. Anna Ceschi, che fa parte del progetto, ci ha raccontato come è nato e come si svilupperà.

Quando è iniziato il progetto, da chi è partito e perché ne avete sentito la necessità?
Il progetto è nato per iniziativa della EUF che è riuscita a vincere un bando a riguardo finanziato dall’unione europea. La necessità di lavorare a un progetto del genere è emersa dai ragionamenti ovvi che le diverse realtà sportive stanno affrontando nei confronti della questione della gender equity. Il valore aggiunto di questa iniziativa è che consente di unire le forze e conseguentemente le diverse prospettive nazionali che si stanno sviluppando a riguardo, per tentare di fornire degli strumenti più puntuali possibile che possano essere accessibili in ogni angolo della
nostra comunità sempre in crescita. Il problema della gender equity nell’ambiente sportivo dell’ultimate è emerso più chiaramente e oggettivamente attraverso un questionario che la federazione europea ha sottoposto l’anno scorso a tutte le federazioni nazionali con lo scopo di
raccogliere dati quantitativi sulla questione per quanto riguarda il numero di atleti e atlete, che di allenatori e allenatrici e infine la spartizione tra i generi dei diversi ruoli di leadership.
Il CUSB è stato coinvolto come unico club mentre gli altri enti coinvolti sono tutte federazioni nazionali. A livello europeo il CUSB, grazie al costante lavoro di un sacco di tecnici, è considerato uno degli esempi più vincenti per quanto riguarda lo sviluppo nelle scuole e la crescita numerica di giovani atleti.
Lo scopo del progetto è quello di scrivere un manuale di coaching che tratti il problema della gender equity in tutti i suoi aspetti, pensato a partire dall’ultimate ma in qualche modo applicabile a tutti gli sport. Il manuale affronterà perciò la questione sia per quanto riguarda la struttura degli allenamenti in sé, ma anche per quanto riguarda la gestione del gruppo squadra e dei giocatori e la gestione del club sia rispetto ai ruoli di leadership che all’utilizzo delle risorse disponibili e all’immagine che si vuole veicolare attraverso il nostro sport.
A questo proposito è necessario sottolineare la differenza concettuale tra il perseguimento dell’uguaglianza e quello dell’equità. Il primo concetto mira a una uguale distribuzione delle risorse disponibili tra gli agenti in causa. Il secondo, invece, riconosce che non siamo tutti uguali ma, al contrario, esistono delle categorie che necessitano di essere valorizzate maggiormente per raggiungere gli stessi risultati di altre. Lo scopo del manuale è rendere partecipi più persone possibile della necessità di perseguire una strategia verso l’equità per quanto riguarda la questione della gender equity e quindi investire più risorse nello sviluppo e nel miglioramento dell’ultimate femminile con la consapevolezza che questa è la strategia vincente per far crescere il nostro sport in maniera globale.
Non si tratta di dare la precedenza a qualcuno su altri ma di riconoscere che il margine di miglioramento con più potenzialità per quanto riguarda l’ultimate sta nella crescita del movimento femminile.

Che ruolo avete tu e Laura Farolfi?
Ogni ente partecipante ha dovuto selezionare due persone da considerare esperte sul tema. Io e Laura abbiamo condiviso l’esperienza della gender equity week organizzata dal CUSB lo scorso anno e siamo interessate alla questione. Il nostro ruolo sarà quello di lavorare al progetto globale, affiancando la project manager, Alia Ayub, nel processo di elaborazione del manuale, e partecipare agli incontri che avverranno ogni sei mesi sempre in luoghi differenti, nelle diverse sedi degli enti partecipanti.

Quando sarà operativo? Ci saranno solo materiali pdf o anche video o altri materiali multimediali?
Il progetto si divide principalmente in due parti. La prima ha lo scopo di ricercare sull’argomento e coinvolgere più realtà possibile in questo ampio brainstorming, attraverso differenti strumenti.
Solamente dopo aver raccolto più idee e impressioni possibili a riguardo passeremo alla seconda parte di vera e propria elaborazione del materiale. Ora abbiamo appena iniziato. Oltre al manuale che sarà reso disponibile a tutti, l’idea è quella di produrre anche del materiale audiovisivo di supporto.

Chi vuole dare una mano, come può fare?
Innanzitutto, è fondamentale che ognuno di noi si interessi al progetto in modo che quest’ultimo non rimanga semplicemente una sterile conversazione tra i vertici delle federazioni ma che investa ognuno di noi nel nostro quotidiano di giocatori di ultimate. Anche solo condividere sui propri social il progetto potrebbe essere d’aiuto.
Per chi invece volesse partecipare attivamente in prima persona seguendo questo link troverà un form da compilare attraverso cui potrà raccontare la sua esperienza o esprimere la propria idea a riguardo

Quali saranno i prossimi step?
A fine febbraio abbiamo partecipato al primo meeting a Vienna in cui abbiamo conosciuto i rappresentanti delle varie federazioni europee coinvolte. Per tutto il weekend abbiamo lavorato, sotto la guida della project manager attraverso diversi brainstorming con l’obiettivo di cominciare a
delineare le questioni che il manuale dovrà affrontare. In questo momento il progetto è appena stato lanciato e l’obiettivo è quello di rendere a conoscenza del lavoro più persone possibili, frisbisti e non. Infatti, siamo ancora nella fase di design del manuale in cui è importante capire quali sono le esigenze specifiche di ogni realtà e comunità frisbistica in tutta Europa in modo da essere in grado di proporre delle soluzioni che riflettano la situazione concreta e attuale. In questo senso è necessario considerare
sia il più evidente deficit quantitativo, rispetto al numero di atlete e allenatrici donne molto minore a quello degli uomini, ma allo stesso tempo è necessario volgere l’attenzione del progetto anche alla volontà di modificare la qualità dell’ambiente proprio della realtà frisbistica, in modo da creare un contesto positivo per tutti i tipi di persone che lo frequentano. Per esempio, una delle questioni già emerse riguarda la libertà di ognuno nei confronti della propria identità di genere, a come la si vuole esprimere e come questo si relaziona all’ambiente sportivo.
Il prossimo incontro sarà a metà ottobre a Dublino, organizzato dalla federazione irlandese che negli ultimi anni ha partecipato attivamente ad un progetto che coinvolgeva diverse federazioni sportive irlandesi con lo scopo di creare un cambiamento radicale a livello culturale della percezione delle donne nello sport attraverso una promozione della visibilità delle atlete (per approfondire il progetto).
Inoltre, a breve verrà riproposto un questionario simile a quello che risale allo scorso anno dalla federazione europea in modo da tracciare il modificarsi dei dati numerici rispetto alla presenza di atlete, allenatrici e donne che ricoprono ruoli di leadership all’interno delle federazioni di ultimate nazionali. Allo stesso tempo, stiamo cercando di lavorare insieme per formulare un ulteriore questionario rivolto questa volta ai singoli atleti e atlete in modo da comprendere più nello specifico la qualità dei contesti che i giocatori vivono a livello locale, sia per quanto riguarda le pari opportunità, sia per quanto riguarda aspetti culturali che si traducono in situazioni particolari che ognuno di noi potrebbe capitare vivesse ogni giorno.

Piero Pisano
Piero Pisano

...appassionato, tifoso, giocatore, allenatore, dirigente. Tutto per un disco di plastica...